Milano, il delitto di via Brioschi: l’ultimo sms di Jessica all’assassino

L’inizio della lite tra Jessica Valentina Faoro e il tranviere assassino Alessandro Garlaschi è rimasta cristallizzata in una chat di WhatsApp. Messaggi che i due si sono scambiati nelle prime ore della notte tra martedì e mercoledì; una comunicazione sui cellulari, nonostante entrambi, in quel momento, fossero nella casa del tranviere, al civico 93 di via Brioschi. Garlaschi era connesso con il numero 347.30…, lo stesso che ha lasciato disseminato in Rete nei mesi scorsi, collegato agli annunci che postava tra siti e gruppi Facebook per la vendita di caschi, biciclette, telefonini, bigiotteria, e poi frustini, maschere di lattice, manette, «intimo sexy». Connettendosi a quel numero, ancora oggi, si scopre che l’ultimo accesso di Garlaschi al suo profilo WhatsApp risale alle 4.01, mercoledì notte. Poco prima di quell’ora, ha ricevuto l’ultimo messaggio di Jessica, una frase arrabbiata, infastidita: «Basta, lasciami la stanza, voglio andare a dormire». Perché in quel momento il tranviere, che ha 39 anni, occupava il divano letto che aveva offerto in subaffitto alla ragazza, guardava il dvd di un cartone animato, non voleva andarsene in camera sua, e anzi insisteva perché Jessica, 19 anni, si unisse a lui, in un approccio sessuale maldestro e insistente. La lite prima dell’omicidio è iniziata così:

L’omicidio di Jessica Faoro e il fermo del tranviere Alessandro Garlaschi
Venerdì pomeriggio, a San Vittore, di fronte al giudice per le indagini preliminari, Garlaschi si è «avvalso della facoltà di non rispondere», scelta difensiva in attesa di avere un quadro completo sugli accertamenti della Procura. Anche se il quadro delle prove, anche stando soltanto a quelle comprese nel decreto di fermo, è già più che solido. Alcune telecamere, ad esempio, inquadrano Garlaschi e la moglie che escono di casa nella prima serata di martedì (il tranviere accompagna la convivente dalla madre — a Jessica aveva detto che quella donna non era sua moglie, ma sua sorella). Qualche tempo dopo rientra Jessica, da sola. Poi torna anche Garlaschi, anche lui da solo, dopo aver lasciato la moglie a Novegro.
Jessica Faoro, la ragazza uccisa a Milano in via Brioschi
Da quel momento in poi, la dinamica dell’omicidio viene ricostruita dagli investigatori della polizia incrociando alcuni dati oggettivi con le prime dichiarazioni del tranviere («Era lei che aveva il coltello, gliel’ho preso e l’ho colpita»). Nella fase finale di questa sequenza, Jessica si trova verosimilmente nell’ingresso-cucina dell’appartamento, se ne sta al telefono, chatta con amici; Garlaschi invece è nel piccolo ambiente vicino, seduto sul divano letto subaffittato alla ragazza, e le chiede di avvicinarsi, insiste a starsene sul letto, quella è la sua forma di pressione per l’approccio sessuale. Una parte di questo «dialogo» avviene anche via WhatsApp, fino a che Jessica, quando manca poco alle 4, perde la pazienza e manda quel messaggio: «Alzati e vattene (nella camera «matrimoniale», ndr) perché voglio dormire».
Sotto quel divano letto, intorno alle 11, le Volanti della polizia troveranno il cadavere della ragazza martoriato dalle coltellate, avvolto in un cellophane, in parte dentro un borsone, tutti segni che Garlaschi aveva creduto (senza poi riuscirci) di poter portar via il cadavere. Il sangue a terra era stato in buona parte ripulito; il coltello dell’omicidio lavato e riposto in cucina.

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