Che si fa ora che le consultazioni sono fallite? Le 3 opzioni per Mattarella

“Dall’andamento delle consultazioni emerge con evidenza che il confronto tra i partiti per dare vita in Parlamento a una maggioranza che sostenga un governo non ha fatto progressi”, certifica il capo dello Stato parlando ai giornalisti al termine del secondo giro di consultazioni. “Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni” ha detto, “Le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nella Unione europea, l’acuirsi di tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia, richiedono con urgenza – avverte – che si sviluppi, e si concluda positivamente, un confronto tra i partiti per raggiungere quell’obiettivo”. Ora sul tavolo Mattarella ha tre opzioni: incarico, preincarico e incarico esplorativo: concetti sfumati che sanno di passi felpati su tappeti secolari, seguendo le regole di cerimoniali un po’ polverosi e carichi di storia. Tutti sanno più o meno che vogliono dire, ma nessuno lo sa con certezza.
Per questo, se si deve parlare di cosa sia un preincarico, o un incarico esplorativo, è bene rivolgersi alla Treccani, che è come se fosse la Cassazione. Ecco allora che il preincarico viene definito, senza possibilità di appello, “incarico conferito dal capo dello Stato, in caso di crisi di governo, a personalità di rilievo politico perché verifichi le possibilità di soluzione; viene affidato (e si distingue pertanto dall’incarico, o mandato, esplorativo) a chi presumibilmente riceverà poi l’incarico vero e proprio”. Leggi: Se Bersani avesse avuto un pugno di voti in più, nel 2013, addio manovre di Renzi, che sarebbe rimasto a fare il sindaco a Firenze anche dopo il governo Letta. Ma Bersani non li aveva, e fu peggio per lui.Se ne evince, specularmente, che l’incarico esplorativo è quello affidato ad una personalità istituzionale che debba, per l’appunto, esplorare se una crisi di governo presenti qualche possibilità di soluzione. È l’arma del Presidente della Repubblica per scardinare i veti incrociati che bloccano le consultazioni al Quirinale: il Capo dello Stato delega qualcuno che gli fa il grosso del lavoro, in modo meno formale, e poi viene a riferire. E non è detto che non sia lui, l’ambasciatore designato, alla fine ad ottenere l’incarico pieno, perché se trovi la soluzione alla fine la torta è tua.