Truffa Etruria, le storie degli azzerati: “Ho perso i soldi per i funerali”

C’è persino chi ha perso i soldi che aveva destinato alle spese del suo funerale, per non gravare sugli eredi. Domani nell’aula del processo per la truffa Etruria, le subordinate finite in fumo col decreto di risoluzione del 22 novembre 2015, è il giorno degli azzerati, delle storie di chi ci ha rimesso i risparmi di una vita. Sfileranno ad uno ad uno, vicende a volte patetica, a volte drammatiche.
Nel giorno in cui il leghista Claudio Borghi, possibile ministro, promette rimborso parziale anche agli ex azionisti, La Nazione è in grado di anticipare alcuni dei racconti. Quello ad esempio dell’operaio casentinese che cercava una sola sicurezza: lasciare alla famiglia soldi sufficienti per pagare le spese dell’ultimo saluto, indipendente fino in fondo, anche oltre la morte. Per questo, in una vita intera di lavoro in una grande azienda della zona aveva accumulato un tesoretto di 15 mila euro, investito in titoli sicuri.
Poi, spiega al giornale, una mattina mi aggancia nella piazza del paese il direttore della filiale Bpel: «Ti voglio far guadagnare qualche soldino». Lui chiarisce subito che speculare non gli interessa, vuole solo la certezza del capitale, perchè quando verrà il momento i figli non dovranno preoccuparsi di pagare per la bara sua e della moglie. Il direttore gli promette che non ci sono rischi: «L’unico pericolo è che la banca fallisca, ma le banche non falliscono».