Melegatti, guerra in famiglia dopo il fallimento: la figlia di Ronca contro la seconda moglie

«Il primo luglio 2005 sei morto la prima volta, il 29 maggio del 2018 sei morto un’altra volta». Silvia Ronca, figlia di Salvatore, presidente di Melegatti scomparso tredici anni fa, commenta così il fallimento della nota azienda veronese di pandori.
In un post pubblicato su Facebook, Ronca punta il dito — senza mai nominarla — contro la seconda moglie del padre: «Devo urlare al mondo che purtroppo la legge tutela i delinquenti… E lei anche questa volta ha vinto». Lei è Emanuela Perazzoli, che ha preso le redini della Melegatti nel 2005. La società aveva accumulato un debito da circa 50 milioni di euro nel corso di una crisi aggravatasi negli ultimi mesi ma cominciata anni fa. Le decennali liti tra le famiglie Ronca, quella di Salvatore e Silvia, e Turco, dei fratelli soci di minoranza Michele e Francesco, hanno contribuito a indebolire l’azienda fondata nel 1894. Fra dipendenti (70, (in cassa integrazione dallo scorso gennaio), stagionali e addetti, hanno perso il lavoro in 350. L’ultimo tentativo per evitare il fallimento era stato fatto con il fondo americano De Shaw & Co., che l’8 maggio ha presentato al Tribunale di Verona una manifestazione d’interesse.
Ha scritto Silvia: «La prima volta prima piangeva solo la tua famiglia, quella vera che ti amava, perché contro la malattia non ci si può che arrendere, nella seconda piange una città intera con famiglie distrutte e amareggiate e questo perché non hanno combattuto contro una malattia ma contro persone indegne, assetate di soldi e di potere, che sputano sui sentimenti della gente. Non amo personalmente condividere le cose più intime del mio privato sui social, ma oggi la rabbia è così forte che non posso tacere». E ha concluso: «La mia solidarietà va a tutte quelle persone che hanno combattuto in questi mesi… Io in silenzio sono stata dalla vostra parte e la Melegatti come avete scritto ieri siete voi… Ma anche questo non basta per sconfiggere il marcio che ci circonda… Nessuno più di me e della mia famiglia può capire contro chi avete cercato di lottare».