Luigi Di Maio replica alle richieste di Confcommercio: “L’Iva non aumenterà, do la mia parola”

Huffington Post 3 ore fa

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“Do la mia parola e la parola del governo che l’Iva non aumenterà, le clausole saranno disinnescate”. A prometterlo, di fronte alla platea dell’Assemblea annuale di Confcommercio, è il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.
“Per cambiare il Paese c’è una ricetta, per far decollare le imprese, ed è lasciare in pace le imprese”, aggiunge Di Maio, che lancia un appello al Parlamento: “La mia grande preghiera al Parlamento, che si avvia a partire con i suoi lavori, presumibilmente entro la prossima settimana, è non bombardate i cittadini di leggi, semmai alleggeriteli. Ce ne sono fin troppe”.
C’è un tema centrale che domina l’Assemblea annuale di Confcommercio ed è proprio l’aumento dell’Iva. Scongiurarlo è quello che chiedono a gran voce i commercianti, è quanto il nuovo Governo sta assicurando negli ultimi giorni (ma senza ancora dire come), ed è quanto chiede una delegazione di Padova che ha inscenato un flash mob davanti alla sede: “Sangalli, siamo con te” c’è scritto sulla scritta a sostegno del presidente di Confcommercio, a cui si chiede di “portare a casa il risultato di fermare l’aumento dell’Iva”.

“Sull’Iva non si tratta e non si baratta!” dice proprio Sangalli dal palco. “La vera salvaguardia per imprese e cittadini è difendere i loro redditi, il potere d’acquisto, la competitività diffusa delle imprese”. Secondo il presidente, è l’ora della verità: “Flessibilità di bilancio, contenimento della spesa pubblica improduttiva, recupero di evasione ed elusione sono oggi, del resto, condizioni necessarie per il blocco degli aumenti Iva. Dopo una campagna elettorale all’insegna di “meno tasse per tutti”, gli aumenti Iva pari nel 2019 a circa 200 euro a testa per ogni italiano, finirebbero per essere una beffa, oltre che la fine certa delle già modesta prospettiva di ripresa”.
I commercianti sono la prima categoria che affrontano da vice premier e ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Come da tradizione, prima che l’Assemblea abbia inizio, viene diffuso il messaggio di Sergio Mattarella, che è incentrato tutto sulla necessità di lavorare per “consolidare la fiducia” e di riconfermare la “sostenibilità delle finanze pubbliche” in una “fase di incoraggiante recupero della nostra economia”.
FIDUCIA, STABILITÀ DEI CONTI, IL MESSAGGIO DI MATTARELLA:

“Gli sforzi per espandere l’occupazione attraverso la crescita creando lavoro stabile e di qualità, per sostenere i redditi e i consumi delle famiglie e dare una prospettiva di un futuro migliore ai nostri giovani sono ben lungi dal poter essere considerati conclusi. Serve una forte responsabilità comune per consolidare la fiducia di famiglie, imprese, risparmiatori e investitori, condizione necessaria per la stabilità, la tutela dei risparmi e il proseguimento di una fase favorevole. Occorre un impegno condiviso per favorire l’imprenditorialità e le prospettive di sviluppo con investimenti in infrastrutture, innovazione e formazione per rendere il nostro sistema più competitivo nel quadro europeo, nella riconfermata sostenibilità delle finanze pubbliche. Le rappresentanze di impresa giocano un ruolo fondamentale per creare una consapevolezza diffusa, anche nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, del valore delle risorse che possono essere messe in campo nell’interesse generale del Paese.

L’ITALIA GRIGIA VISTA DA CONFCOMMERCIO. Il quadro che descrive Sangalli nella sua relazione è piuttosto fosco. La crescita italiana, a causa dell’alto debito e della pressione fiscale, “resta insufficiente per ossigenare l’economia. È insufficiente. Talmente esigua da restare nel recinto delle statistiche, perchè incapace di dare calore e fiducia alle attese di famiglie e imprese. Anche i nostri dati, come avete visto, confermano una crescita vulnerabile. Dobbiamo trasformare – spiega – l’attuale ripresa in una crescita concreta e duratura, da collocare tra il 2 e il 2,5% annuo. Non possiamo chiamare in causa nè l’Europa, nè l’Euro. Un paese così vulnerabile deve dunque dare continuità ad un coraggioso cammino delle riforme. E non aiuta la sindrome di Penelope perchè le riforme hanno bisogno di tempo. E la loro trama va tessuta il giorno e la notte”. Confcommercio chiede di mettere in campo “un contratto per la crescita. Semplice, diretto, concreto in tre punti: lavoro, tasse, infrastrutture e innovazione”. Sul lavoro in particolare Sangalli avverte: “per noi la via maestra resta il reddito che viene dal lavoro. Lavoro dignitoso e salario giusto. E qui c’è il tema del salario minimo. Nella chiarezza dei rapporti, abbiamo la preoccupazione che questa misura finisca per disperdere un patrimonio di relazioni e traguardi ottenuti. C’è in gioco la consolidata storia di contrattazione collettiva del nostro paese”. Sul fronte delle tasse, Sangalli chiede al governo: recupero dell’evasione e dell’elusione, una coraggiosa spending review per ridurre la tassazione. “Non è possibile che le tasse portino via il 62% delle entrate di un’impresa. Non è possibile che contro le nostre imprese, per recuperare un’immagine calcistica, ci sia anche il pressing serrato delle tasse locali, dove il tridente d’attacco è Imu-Tasi-Tari”, dice. “Si metta mano, dunque, anche alla tassazione locale, con una local tax, unica, certa e semplice. Ben venga a tutti i livelli l’alleanza finanziaria, che ha ricordato il premier, come occasione per rifondare il rapporto tra stato e contribuenti, all’insegna della buona fede”.
GIUSTO IL TEMPO DI QUALCHE SELFIE. Applaudito Matteo Salvini, che viene subito attorniato da tantissime persone e non si nega per fotografie e strette di mano. Scrive subito su Twitter, impegnandosi per “pace fiscale, flat tax, eliminazione di spesometri, redditometri, studi di settore e burocrazia”. Poi quando Sangalli comincia a parlare, però, va subito via.