Il Ministro : la cultura vale 92 miliardi di euro

Il nuovo ministro della Cultura e del Turismo è Alberto Bonisoli, attualmente direttore della Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano. Originario di Mantova ma residente a Castelletto Ticino, sposato, con due figlie, Bonisoli era già pronto ad accettare l’incarico ministeriale sui cui ha dichiarato: “È una sfida complessa che affronto mettendo a servizio le mie competenze e mettendo in gioco quello che sono”. Il suo nome era già nella squadra di governo presentata da Luigi Di Maio in campagna elettorale, proprio per il Mibact di cui ora sarà effettivamente titolare. Alle elezioni Politiche del 4 marzo, però, è rimasto fuori. Candidato per la Camera nel collegio uninominale di Milano (vinto da Bruno Tabacci), si è fermato al 13,8% dei voti.Oltre 92 miliardi di euro generati nel 2017 dell’intera filiera culturale, pari al 6,1% della ricchezza prodotta in Italia, con un effetto moltiplicatore che in diversi settori dell’economia (tra cui principalmente il turismo) muove altri 163 miliardi, per un totale di 255,5 miliardi di euro. È l’immagine di un Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano particolarmente vivo e competitivo quello che emerge da “Io sono cultura”, l’annuale rapporto di Symbola e Unioncamere, presentato oggi a Roma al Mibact, alla presenza del neo ministro Alberto Bonisoli. Il rapporto, giunto all’ottava edizione, analizza tutte le attività economiche dedite alla produzione di beni e servizi culturali, ma anche il business di imprese che utilizzano la cultura come strumento per accrescere il valore dei propri prodotti: fatto 100 il mercato complessivo, i dati rivelano che il 62% è costituito da industrie creative (architettura, comunicazione, design), industrie culturali (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti), performing arts e arti visive, mentre il 38% è occupato dalle cosiddette imprese “creative-driven”, quelle cioè che (come l’artigianato artistico e la manifattura evoluta) impiegano le professioni culturali e creative pur occupandosi di altro. Nel complesso, il Sistema della cultura italiano ha prodotto nel 2017 un valore aggiunto e un’occupazione superiori rispetto all’anno precedente (+2% e +1,6%). Cultura e creatività come economia quindi, non solo come bellezza, crescita sociale e intrattenimento; un ruolo sempre più strategico, come testimoniano anche i dati relativi al lavoro: nel nostro Paese sono 1,5 milioni gli occupati nel settore, il 42% dei quali possiede almeno una laurea (dato significativo, se si pensa che negli altri settori dell’economia solo il 21,1% è laureato). Chiara anche la rappresentazione geografica del mercato complessivo: in un Sistema in cui operano 414.701 imprese (a fine 2017), che incidono per il 6,7% sul totale delle attività economiche italiane, sono il Lazio e la Lombardia le regioni che producono più ricchezza con la cultura, con Roma, Milano, Torino, Siena, Arezzo, Firenze, Ancona, Aosta, Bologna e Modena nella top ten delle province. “Tra le priorità del governo sulla cultura c’è un primo tema legato alle risorse, ma accanto c’è anche quello della qualità e del metodo, per capire quali sono le azioni da fare”, ha detto oggi il ministro di beni culturali e turismo Alberto Bonisoli, intervenendo alla presentazione del rapporto. “I numeri di questo rapporto sono importanti perché aiutano a prendere decisioni e a capire come gira tutto il sistema della cultura.
E’ importante considerare che nelle industrie culturali e creative il lavoro è qualificato: se in Italia c’è disaccoppiamento tra mondo universitario e mondo produttivo, nella cultura chi si impegna nello studio può trovare un impiego che gli piace”.
Nell’anno dedicato dalla Commissione Europea al patrimonio culturale, tra i settori da valorizzare in Italia, secondo il ministro (che martedì andrà in visita ai luoghi colpiti dal terremoto, da Visso a Spoleto, ndr) c’è quello del restauro: un comparto d’eccellenza, “al quale bisogna dare maggiore attenzione” e di cui bisogna “raccontare le attività che si stanno già facendo nelle zone terremotate”. “Se leggiamo il Paese solo con gli occhi delle agenzie di rating non cogliamo l’intreccio tutto italiano tra cultura, natura, bellezza, qualità e innovazione. In questi anni ci siamo sforzati di trovare una lettura dell’Italia meno pigra, attraverso i numeri che sono inoppugnabili”, spiega Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.