Unicredit cede a Dorotheum crediti non garanti

Dopo aver ottenuto le autorizzazioni dall’autorità di vigilanza, Unicredit ha completato il trasferimento delle attività di credito su pegno in Italia alla casa d’aste austriaca Dorotheum. Secondo gli stessi accordi, il gruppo guidato dal ceo Jean Pierre Mustier continuerà a fornire il servizio di rinnovo delle polizze attraverso i propri sportelli. La transazione nel terzo trimestre avrà un impatto positivo superiore a 100 milioni di euro a conto economico consolidato e di quasi 4 punti base sul Cet1 ratio di gruppo. Il titolo ha chiuso venerdì a 14,296 euro, in rialzo dell’1,58%. Dal canto suo, Dorotheum, operatore nel settore del credito su pegno e casa d’asta, “espanderà il business in Italia, facendo leva sulla propria esperienza internazionale e investendo nella piattaforma distributiva.
Alla fine della scorsa settimana l’agenzia americana Bloomberg aveva scritto che il gruppo bancario italiano si prepara a vendere almeno 3 miliardi di euro di non performing loans in diverse tranche, spiegando che l’indiscrezione arriva da fonti a conoscenza del dossier. La banca italiana sarebbe pronta ad analizzare le offerte finali per la cessione di una tranche di debiti non garantiti 700 milioni di euro, un piano chiamato Narciso, e prevede di portare a termine la vendita a luglio. L’istituto starebbe anche cercando i compratori per altri due portafogli, battezzati Torino e Milano, che insieme valgono 1,8 miliardi di euro.
Il pacchetto denominato Milano, scrive sempre Bloomberg, ha circa 800 milioni di debiti garantiti di pmi, mentre Torino include 1 miliardo di euro di prestiti, prevalentemente non garantiti. La banca guidata dall’ad Jean Pierre Mustier,punta a vendere 500 milioni di euro di debiti deteriorati in piccole quote, in questo caso si tratta di prestiti fatti a grandi società la cui solidità si è indebolita nel tempo.
All’ inizio 2018 Unicredit ha ceduto un ingente pacchetto di Npl da 17,7 miliardi di euro e punta a un’esposizione lorda di prestiti non performing di 37,9 miliardi di euro a fine 2019 rispetto ai 44,6 miliardi di euro di fine marzo scorso. Anche perché Francoforte preme attraverso i termini dell’Addendim della Bce relativo a Npl e e a Npe.