Lega e M5S decisi a sforare il deficit, il Tesoro non molla

Di Maio stoppa il condono e punta i piedi sulle pensioni di cittadinanza, poi una nuovo vertice e l’ennesimo annuncio di tregua tra gli alleati. Il governo” barzelletta” vorrebbe inserire nella legge di bilancio sia la flat tax, che il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero, ma non sa come fare. O meglio non trova tutti i soldi che servono. Le risorse «vanno trovate perché non c’è intenzione di arretrare» sul contratto di programma, fanno sapere a fine giornata fonti di Palazzo Chigi. Le nuove fibrillazioni complicano il lavoro del premier Conte che per il tardo pomeriggio ha convocato un nuovo vertice per iniziare a mettere a punto per davvero la nuova legge di bilancio. Bisogna definire a cornice innanzitutto, ovvero il livello di deficit del 2019 e quindi declinare le varie misure. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria è disposto ad arrivare all’1,6%, ovvero 0,8 punti in più del deficit programmatico in modo tale da assicurare a Bruxelles un lievissimo calo del disavanzo strutturale. Ma in questo modo il governo avrebbe a mala pensa le risorse per sterilizzare gli aumenti dell’Iva (12,4 miliardi). Lega e 5 Stelle invece ambiscono ad ottenere 16 miliardi in più, da spartirsi equamente e da destinare alle promesse elettorale. Difficile immaginare una quadratura del cerchio a fronte di una manovra che nel complesso tende più verso i 32-33 miliardi rispetto ai 28-30 fin qui ipotizzati. Se la mattina il ministro dello Sviluppo da Milano punta i piedi, a sera, mentre il vertice col premier, i ministri Tria e Savona, il sottosegretario alla Presidenza Giorgetti e lo stesso Di Maio è ancora in corso, Salvini fa filtrare una versione accomodante. «Bello e proficuo lavoro, per far crescere l’economia italiana (senza regali alla Renzi) rispettando gli impegni presi con tutti, a partire da quelli con gli italiani, su tasse, pensioni, reddito di cittadinanza e maggiori posti di lavoro». A ruota si fa sentire Di Maio: «Le scelte sulla legge di bilancio devono essere coraggiose e devono esserlo nell’interesse dei cittadini. La mia posizione è ferma: vanno tagliati tutti gli sprechi, tutti i rami secchi, così come devono essere recuperate quelle risorse che, ad oggi, vanno nella direzione sbagliata. Gli italiani si aspettano tanto da noi e noi non li deluderemo perché saremo anche pronti a fare scelte coraggiose».
Lo stop ai condoni
Parlando a Milano il vicepremier e ministro dello Sviluppo era stato molto più tranchant bocciando l’idea della Lega di fissare a 1 milione di euro l’asticella della pace fiscale («il Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono») e rilanciando le pensioni di cittadinanza criticate il giorno prima dalla lega. «Sono nel contratto di governo e lo sappiamo sia noi che la Lega. Bisogna mantenere le promesse altrimenti è inutile che stiamo al governo». Ieri dopo un faccia a faccia durato oltre tre ore il governo non è riuscito a trovare la quadra: i soldi messi sul tavolo non bastano infatti a soddisfare tutte le promesse. E così rispunta un classico di tutte le manovre: il taglio delle spese, la caccia agli sprechi. Il numeretto magico che tutti si aspettavano (i mercati, Bruxelles e le agenzie di rating), quello sul deficit, invece non esce. «Sarà l’ultima notizia che avrete dopo che avremo fissato tutto» aveva spiegato in mattinata Conte. Se Di Maio e Salvini riuscissero a convincere Tria (e con lui il premier) ad arrivare al 2% o poco sopra tutto sarebbe più facile. Ma per ora la trincea del ministro dell’Economia regge. Nell’attesa continua il gioco dei veti incrociati. Secondo Conte il vertice «si è svolto in totale armonia ed è emerso l’obiettivo condiviso di provvedere ad una profonda revisione della spesa». Quanto alle coperture da palazzo Chigi fanno sapere che «non siamo all’anno zero, molte risorse sono già state trovate». Ma intanto il braccio di ferro Di Maio-Salvini e tra i due vicepremier e Tria continua.