Anche in rete Salvini stacca Di Maio

C’è un dato che descrive in maniera lampante gli equilibri che reggono il governo gialloverde. È il totale rovesciamento del rapporto di forza tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il partito di Salvini ha praticamente fagocitato il suo alleato, passando da socio minoritario a padrone assoluto della scena governativa e politica. Basta ricordare i numeri del post-4 marzo, quando il Movimento 5 Stelle arrivò quasi a doppiare la Lega. Oggi, dopo soli 7 mesi, per l’istituto Swg la Lega è al 32,2% davanti al M5S, che per un paio di decimi non arriva al 30%.
Com’è possibile spiegare ribaltamento? La risposta è da ricercare soprattutto nelle strategie comunicative dei due leader. Da una parte lo stato di propaganda permanente con cui Salvini raccoglie consenso, dall’altra l’ormai certificata fragilità della reputazione di Luigi Di Maio. La popolarità dei due leader sulla rete è un buon termometro di questo trend: dal 4 Marzo ad oggi, su Facebook Salvini ha agganciato più di 1 milione di nuovi elettori digitali, arrivando ad un totale di oltre 3 milioni di seguaci. Luigi di Maio, nello stesso periodo, ha ottenuto circa 700mila nuovi fan, superando a fatica i 2 milioni di follower. Ma, oltre alla quantità dei seguaci online, conta soprattutto il sentiment della rete nei confronti di un leader politico.

Su Facebook, Di Maio è oggetto di una serie infinita di meme: contenuti aperti che vengono modificati e reinventati dagli utenti, diventando dei veri e propri tormentoni. Tra i creatori di meme è molto popolare e attiva una fanpage, Di Maio Che facesse cose (oltre 41mila fan), che rilancia giornalmente dei contenuti in cui il vicepremier viene preso in giro per il suo non impeccabile uso del congiuntivo. Il meccanismo iniziale è quello di gruppi di utenti che creano e condividono un codice linguistico con lo scopo di far sorridere il maggior numero di persone. Con il tempo però questo codice può cambiare significato, aprirsi ad un pubblico diverso e trasmettere messaggi di natura politica. Proprio come sta succedendo con Di Maio.

Ci sono, inoltre, molti gruppi Facebook, alcuni dei quali seguitissimi, che hanno fatto della presa in giro nei confronti di Luigi Di Maio una vera e propria ragione d’essere. Grazie a messaggi virali rilanciati da questi gruppi è stata veicolata, prima in rete e poi nell’immaginario comune, la rappresentazione di un Di Maio più vicina a quella di uno studente fuori-corso dall’italiano stentato che non a quella di leader vincente Pace fiscale, spunta tetto a 200mila euro. Ipotesi “stralcio” per le mini cartelle
Teniamo conto che alcuni di questi contenuti riescono ad avere un livello di coinvolgimento sulla rete maggiore di quello ottenuto dal profilo Facebook ufficiale del Movimento 5 Stelle. I risultati di queste ironie sono ben visibili nelle ricerche che gli utenti online fanno sul vicepremier: tra le query di ricerca più associate a “Luigi Di Maio” c’è la curiosità di sapere se il leader del M5S sia laureato o meno.

Per il leader pentastellato le cose non vanno meglio su Twitter: settembre è stato un mese nero per la reputazione online del vice-premier anche su questa piattaforma. Nella classifica degli argomenti più discussi nella Twitter-sfera italiana, il 4 e il 5 ottobre ha dilagato l’hashtag #speseimmorali. Un evidente riferimento alle dichiarazioni con cui Di Maio aveva spiegato come potranno essere spesi i soldi del reddito di cittadinanza.
Il 4 ottobre l’hastagh #speseimmorali è arrivato al secondo posto nella trending topic italiana, rimanendo per oltre 18 ore tra gli argomenti più discussi. Sono tantissimi anche i messaggi di critica che contengono gli hashtag #redditodicittadinanza e #manovradelpopolo, lanciati dal vice-premier, ma usati dagli utenti per mettere in correlazione queste misure con i danni economici che si stanno provocando al nostro Paese.

È molto più di un’ipotesi la possibilità che parte del consenso attirato in questi ultimi mesi da Salvini sia arrivato proprio a causa della fragilità comunicativa e d’immagine dei suoi competitors politici, compreso Luigi Di Maio. Mai come in questo caso le regole della politica e della rete coincidono: riempire un vuoto significa andare incontro ad una sicura vittoria.