Governo, nuova tegola su Di Maio, sequestrato terreno del padre

Il sequestro di parte di un terreno di cui è coproprietario il padre di Luigi Di Maio, per la presenza di rifiuti e per una verifica su presunti abusi edilizi, rischia di essere un nuovo motivo di imbarazzo per il vice premier e leader del M5s.
Le attività del padre di Di Maio, imprenditore edile, sono da tempo all’attenzione dei media. Prima c’è stata un’inchiesta del quotidiano “La Repubblica” sulla sanatoria per un immobile che risultava in parte abusivo, poi questa settimana la trasmissione “Le Iene” sulla rete Mediaset ha parlato della vicenda di alcuni operai che anni fa sarebbero stati assunti senza contratto in passato dalla ditta dell’uomo.L’opposizione ha chiesto al ministro di presentarsi in Parlamento per riferire.
Oggi i vigili urbani di Mariglianella, Comune in provincia di Napoli, hanno sequestrato tre aree di un terreno di cui sono proprietari Antonio Di Maio, padre del leader pentastellato, e una sorella, ha riferito una fonte investigativa.
Le aree sequestrate erano coperte di rifiuti inerti, ha detto la fonte, aggiungendo che sono stati anche sequestrati immobili “che si presume siano abusivi”.
La fonte ha specificato che si tratta di un’indagine di polizia giudiziaria, che sono in corso verifiche documentali e che domani mattina gli atti saranno inviati alla procura di Nola.
Di Maio, commentando la vicenda da Bruxelles, ha detto: “C’è stato questo sopralluogo della polizia municipale in questa campagna di mio padre e di sua sorella… dove sono stati sottoposti a sequestro alcuni materiali come secchi, bidoni, una carriola… e si stanno facendo tutti gli accertamenti. Tutto quello che si dovrà fare lo faranno. Io sono qui e cerco di lavorare per gli italiani”.Sulla questione dei presunti lavoratori in nero, al momento non risulta alcun indagine da parte della magistratura. Ieri la Cgil ha chiesto che il ministero del Lavoro, di cui è titolare lo stesso Di Maio, disponga un’ispezione sulla presunta assunzione in nero.
Su Facebook, il 25 novembre scorso, Di Maio ha scritto che uno degli operai è stato poi regolarmente assunto dalla ditta del padre e ha ricevuto un indennizzo. Nello stesso post, il leader M5s ha comunque preso le distanze dal padre per quella vicenda.
Oggi, in un tweet, il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, ha chiesto a Di Maio di riferire in Parlamento. “A questo punto è davvero non più rinviabile la sua presenza in Aula. Uno che è nato con lo streaming, non può scappare come un coniglio. Abbia coraggio, affronti il Parlamento. Di Maio non scappare”.