Manovra, professioni sanitarie senza titolo: ecco le nuove regole

La manovra porta con sé novità importanti per chi esercita professioni sanitarie. Il comma 283 bis della legge di Bilancio spazza via la legge approvata dal precedente esecutivo e stabilisce una deroga per l’iscrizione all’ordine per chi lavora “senza titoli”. La decisione, voluta dal Movimento 5 Stelle, ha scatenato numerose polemiche da parte delle associazioni di categoria che parlano di “assurdità totale”.
PROFESSIONI SANITARIE: COSA PREVEDE L’EMENDAMENTO
Sono in molti a parlare, dopo l’emendamento alla Manovra approvata sabato dal Senato, di un vero e proprio condono a favore di chi esercita abusivamente la professione.
L’emendamento stabilisce che, coloro che hanno svolto una professione sanitaria per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, anche se non in via continuativa, possano continuare a esercitare iscrivendosi entro il 31 dicembre 2019 ad un apposito elenco ad esaurimento, che il ministero della Salute costituirà entro 60 giorni tramite un apposito decreto, istituito presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
La norma stabilisce inoltre che l’iscrizione all’albo speciale “non comporterà un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori”.
Il comma 283 recita infatti:
“ferma restando la possibilità di avvalersi delle procedure per il riconoscimento dell’equivalenza dei titoli del pregresso ordinamento alle lauree delle professioni sanitarie di cui alla legge 1 febbraio 2006 numero 43, coloro che svolgono o abbiano svolto un attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni possono continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di riferimento, purché si iscrivano, entro il 31 dicembre 2019, negli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione”.
PROFESSIONI SANITARIE: LE REGOLE PRECEDENTI
Lo scopo di questo emendamento è quello di correggere quanto previsto dalla legge approvata dal precedente governo che stabiliva l’istituzione di 17 nuovi ordini professionali in campo sanitario, a cui ogni operatore avrebbe dovuto iscriversi per poter esercitare la professione.
Il problema è che molti lavoratori del settore, sprovvisti di un titolo di studio, non potevano iscriversi a questi ordini. Con il provvedimento voluto dai 5 Stelle invece questi stessi lavoratori confluiranno nell’elenco speciale.
LE PROFESSIONI SANITARIE INTERESSATE
Tra le varie professioni interessate figurano, tra le altre:
infermieri,
ostetrici,
tecnici-sanitari,
logopedisti,
fisioterapisti.
LE PROTESTE
“Leggiamo con seria preoccupazione la notizia della sanatoria. Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini. Sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove”. Questa la nota della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica che rappresenta oltre 22.000 iscritti in Italia.
Su Facebook invece, l’Associazione Italiana Fisioterapisti scrive:

Si difende il ministero della Salute: “Si tratta di decine di migliaia di persone che, a seguito dell’approvazione della legge 3 del 2018, pur operando nel settore sanitario da diversi anni, non sono nelle condizioni di iscriversi in un albo professionale come prescrive la nuova normativa. Parliamo in grande prevalenza di massofisioterapisti ed educatori professionali, ma anche di altre categorie più circoscritte. Tra questi alcuni non hanno partecipato alle procedure indette, a suo tempo, dalle medesime Regioni per la equivalenza ai titoli universitari non essendone prevista la necessità dal quadro normativo di allora; altri si sono formati attraverso corsi organizzati dalle Regioni che non possono essere riconosciuti validi per l’iscrizione agli albi”.