Manovra, rush finale alla Camera. Ed è già scontro sul reddito

Dopo la corsa di sabato in Senato, dove la manovra è stata approvata senza alcun esame, ora la palla passa alla Camera. Per evitare l’esercizio provvisorio, la legge di Bilancio deve ottenere il via libera entro lunedì prossimo: è prevedibile quindi che il testo arrivi a Montecitorio entro giovedì e che ne esca al più tardi sabato.
Scontati il ricorso alla fiducia, l’azzeramento o quasi del dibattito e lo scontro fra maggioranza e opposizione.
Intanto, il Governo è già al lavoro su un altro fronte. Quello dei due decreti da mettere a punto entro gennaio sulle due misure bandiera: quota 100 e reddito di cittadinanza.
REDDITO DI CITTTADINANZA: COPERTURE INSUFFICIENTI
Secondo le ultime indiscrezioni, i 7,1 miliardi a disposizione per l’intervento targato M5S (due in meno rispetto a quanto previsto prima della trattativa con Bruxelles e addirittura 10 meno di quanto promesso prima del 4 marzo) basterebbero per poco più di quattro milioni di persone. Ne rimarrebbero fuori circa 700mila rispetto alla platea di 5 milioni a cui il governo ha sempre fatto riferimento.
REDDITO DI CITTADINANZA: LO SCONTRO POLITICO
Non solo. Il decreto per il reddito di cittadinanza dovrà essere varato dal Consiglio dei ministri e la Lega è decisa a porre alcuni paletti. In particolare, il Carroccio vorrebbe che la misura fosse plasmata sulla falsariga del reddito di autonomia (Rda) introdotto nel 2015 in Lombardia dal governatore Roberto Maroni e in vigore fino a quest’anno. Si tratterebbe di un pacchetto composto da cinque misure: abolizione del ticket sanitario, bonus bebè, bonus affitti, assegno di autonomia e progetto di inserimento lavorativo da 300 euro per i disoccupati ma per un periodo limitato. Niente a che vedere con i 780 a pioggia progettati dai grillini.
REDDITO DI CITTADINANZA: TEMPI INCERTI
Al ministero del Lavoro sostengono che il provvedimento sia ormai pronto, anche se ancora non si conoscono né i requisiti per l’accesso né i tempi di attuazione: Di Maio ha detto che si partirà a fine marzo, ma c’è ancora chi parla di giugno. La volontà del M5S, naturalmente, è di iniziare con le erogazioni prima delle elezioni europee di maggio.
DECRETO NCC: ECCO COSA PREVEDE
Un decreto già arrivato al capolinea è quello che risolve la diatriba fra taxi e Ncc. Il provvedimento è stato approvato nella notte di sabato e ricalca in gran parte quello inizialmente incluso nel maxiemendamento alla manovra e poi stralciato per problemi di coperture.
In sostanza, gli Ncc potranno operare in ambito provinciale, ma senza dover tornare sempre in rimessa. La deroga è prevista se nel “foglio di servizio” già sono indicate “più prenotazioni oltre la prima”. C’è anche una deroga di due anni per chi abbia contratti con società di altri territori, stipulati fino a 15 giorni prima dell’entrata in vigore del decreto.
Il decreto stabilisce inoltre una moratoria sulle sanzioni di 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto e lo stop al rilascio di nuove autorizzazioni fino alla piena operatività di un nuovo “archivio informatico pubblico nazionale” che registrerà tutte le licenze anche dei taxi.
“È un decreto devastante – ha commentato Giulio Aloisi di Anitrav (Ncc) – che non permetterà alle imprese di noleggio con conducente di poter svolgere il proprio lavoro anche prima del 31 dicembre. Adesso l’ultima possibilità che è rimasta è il presidente della Repubblica, l’unico che può salvare una categoria di 80000 imprese”.