La leadership di Di Maio sui Cinque Stelle “Traballa”

Luigi Di Maio doveva partire per l’America. Sarebbe dovuto tornare il 17 gennaio. Ma il rischio di trovare al suo ritorno una situazione più caotica di quella che avrebbe lasciato, ha contribuito ad annullare la missione. Ufficialmente si parla di una scelta condivisa con l’amministrazione statunitense. In realtà bisogna guardare non tanto alle tensioni con l’alleato Matteo Salvini, quanto all’agitazione – oggi giorno sempre più palpabile – che coinvolge i Cinquestelle.Nella mattinata di ieri 10 gennaio, passeggiando per i corridoi di Camera e Senato, gli esponenti grillini alternavano gioia e sconcerto. Gioia perché la linea di Giuseppe Conte sui 49 migranti della Sea Watch e Sea Eye, respingendo i diktat di Salvini, permette finalmente al Movimento di smarcarsi dalle posizioni del Carroccio sull’immigrazione. Sconcerto, dopo aver saputo che Beppe Grillo aveva firmato con Matteo Renzi un appello a favore dei vaccini, lanciato da Roberto Burioni. Ufficialmente soltanto in serata il Movimento – al netto di due dichiarazioni pro Grillo dei senatori Pierpaolo Signeri e Giorgio Trizzino – ha preso posizione sull’uscita dello storico leader. Anche perché è stato vietato ai parlamentari di fare dichiarazioni. L’agenzia di stampa Adnkronos ha raccontato che Di Maio sarebbe sbottato con un «Va bene la scienza, ma Burioni no..». Poi è toccato direttamente al ministro della Salute, Giulia Grillo gettare acqua sul fuoco: «La posizione pro-scienza è nel contratto di governo, tutte le azioni messe in campo in questi primi mesi dimostrano che per questo esecutivo il ruolo della scienza e della competenza sono irrinunciabili e non potrebbe essere altrimenti».