Reddito di cittadinanza, il decreto slitta su lite Lega-M5S

Il reddito di cittadinanza è di nuovo nell’occhio del ciclone. Quando tutto sembrava risolto, con l’arrivo del decreto ad hoc contenente finalmente regole scritte nero su bianco, la Lega sembra intenzionata a far saltare di nuovo il banco.
Il testo sarebbe dovuto arrivare oggi in Consiglio dei ministri e invece è andato incontro ad un ulteriore rinvio. Forse domani, o la prossima settimana. Prima si dovranno risolvere i conflitti interni al Governo che, per la prima volta, coinvolgono direttamente anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Dalla Tav all’immigrazione, le due anime dell’esecutivo non riescono proprio ad andare d’amore e d’accordo. Sulla Torino-Lione è arrivata la bocciatura della commissione costi-benefici, con il Carroccio che però non ha intenzione di rassegnarsi al No e invoca il referendum. Sui migranti invece, Salvini non avrebbe apprezzato le prese di posizione del Premier, avallate da Di Maio, su Sea Watch e Sea Eye.
Il reddito di cittadinanza sarebbe dunque finito al centro di queste diatribe anche se, ufficialmente, il problema sarebbe tecnico: “Senza fondi per le pensioni di invalidità non voteremo il reddito di cittadinanza. Non è una ripicca, magari c’è stata una distrazione, ma faceva parte dell’accordo”, ha affermato il 9 gennaio Matteo Salvini.
Secondo la Lega dunque, le risorse andrebbero nuovamente ridistribuite allo scopo di sanare la “mancanza”. Il problema è che far quadrare i conti sul reddito di cittadinanza non è impresa semplice e non è detto che già, con i precedenti conteggi, i tecnici siano riusciti a farlo. Con un nuovo fronte aperto, i (già fragili) numeri contenuti nel provvedimento rischiano nuovamente di non tornare.
In questo contesto, Di Maio cerca di rasserenare gli animi, lanciando un ramo d’ulivo agli alleati di Governo. Ci saranno “260.000 invalidi italiani che ora hanno un trattamento economico che avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza”, ha detto il vice presidente del Consiglio ai microfoni di a Radio anch’io, sottolineando che la misura non perderà 400 milioni, ma al contrario li guadagnerà perché è stata ridotta la platea degli stranieri che potranno accedere al reddito di cittadinanza e redistribuite le risorse tra pensioni minime, pensioni di invalidità e maggiore formazione per i centri per l’impiego.
Ricordiamo che tra le regole inserite nel decreto c’è anche quella relativa alla residenza: potrà ricevere il sussidio solo chi risiede in Italia da almeno 10 anni (nella bozza precedente erano 5), un criterio, valido anche per gli italiani – e così ci si mette al riparo dal rischio incostituzionalità – che però de facto ha ridotto la platea degli stranieri aventi diritto.
Infine occorre tenere in considerazione anche le intemperanze dei Caf. Il 12 gennaio, la Consulta Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale, ha chiesto un confronto al Governo per parlare delle nuove risorse necessarie per affrontare la mole di lavoro derivante dall’entrata in vigore del reddito di cittadinanza: “la convenzione Isee 2019 non è ancora stata stipulata per l’insufficienza di dotazione finanziaria dell’Inps, che disporrebbe di un tetto massimo di spesa di soli 82 milioni, a fronte di un atteso incremento delle dichiarazioni sostitutive uniche, rispetto al 2018, per effetto delle diverse misure adottate nella legge di bilancio”, fanno sapere i Caf. Il rischio è dunque quello di mandare in tilt, non solo i centri per l’impiego che si dovranno occupare di trovare un lavoro ai beneficiari, ma anche Caf e Poste Italiane che avranno invece il compito di smistare le milioni di domande in arrivo dal prossimo marzo.

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