Reddito, rischio ingorgo per due milioni di Isee

Pochi soldi, mancano all’appello 30 milioni di euro, e troppe pratiche, almeno due milioni in più di modelli Isee da compilare rispetto allo scorso anno. Rischia di andare in tilt la macchina dei Caf, la stessa che deve calcolare con l’Isee i redditi patrimoniali per i futuri percettori del reddito di cittadinanza e inoltrare le domande di richiesta del sussidio all’Inps. I centri di assistenza fiscali, per tutto questo surplus di lavoro, hanno chiesto al governo e all’istituto di rivedere le loro spettanze: agli oltre cento milioni di euro già garantiti ne pretendono altri trenta.Il decretone che regola il reddito di cittadinanza – lo stesso che ieri ha visto una nuova battuta d’arresto in commissione Lavoro del Senato dove è in discussione – prevede che per ottenere il sussidio i percettori debbano presentare anche un modello Isee, con un reddito patrimoniale non superiore ai 9.360 euro. Un atto che per il 97 per cento dei casi viene compilato dai Caf, che per ogni pratica si fanno rimborsare 13,90 euro. Sempre il provvedimento dà la possibilità ai cittadini di depositare la domanda del reddito anche presso i centri di assistenza fiscale, che a loro volta la girano all’Inps. A breve dovrebbe essere firmata una convenzione tra le parti in causa, ma l’intesa è difficile proprio perché i Caf chiedono più soldi, a loro dire necessari per assumere maggiore personale. Altrimenti la macchina amministrativa subirà fortissimi rallentamenti. Da Palazzo Chigi e dall’istituto di previdenza, per ora, hanno risposto picche: difficile per l’esecutivo – dopo i tagli alla manovra imposti da Bruxelles – trovare questa cifra oppure farla anticipare dall’Istituto di previdenza, dove il Civ ha denunciato che è già in sofferenza la principale fonte per recuperare queste risorse, cioè il fondo pensionistico dei lavoratori attivi.
Come detto, è stato chiesto alla Consulta dei Caf di partire con quello che c’è: gli 82 milioni di euro che lo Stato ha stabilito nel 2018 che l’Inps pagasse loro per calcolare gli Isee da allegare alla richiesta del Rei, il reddito di inclusione ideato dal governo Gentiloni, e i 20 milioni aggiuntivi previsti nel decretone. Proposta inaccettabile per i centri di assistenza fiscale: da un lato fanno notare che – complici anche i requisiti per aderire alla pace fiscale – gli Isee da calcolare nel 2019 saranno oltre 8 milioni contro i 6 dello scorso anno; dall’altro hanno segnalato al governo che rispetto al Rei c’è un compito in più – inoltrare la domanda all’Inps – che gli comporta per invio quindici minuti in più di lavoro. Al momento è stallo, ma se non si troverà un’intesa nella prossima settima, si potrebbe partire con le armi spuntate.
SCONTRO IN MAGGIORANZA
Intanto continua in maggioranza la guerra tra Lega e Cinquestelle sulle modifiche al decretone. Ieri la commissione Lavoro del Senato ha dovuto rinviare di nuovo i suoi lavori, perché non c’è accordo in maggioranza sugli emendamenti del Carroccio al reddito: rinnovo soltanto per una volta del sussidio, divieto di cumulare gli incentivi per le aziende che assumono nel Mezzogiorno, innalzamento da 8 a 36 ore da destinare ai lavori sociali per i Comuni fino alla decurtazione dell’assegno per chi ha debiti fiscali. Tutte proposte che, secondo i grillini vanno ritirate. Aspetta invece l’avallo del Mef la richiesta, presentata da entrambi i partiti, di aumentare l’assegno per le famiglie numerose e con disabili a carico. Per uscire dall’impasse la presidente Nunzia Catalfo ha chiesto di iniziare a votare gli articoli sulla parte di Quota cento, visto che mancavano i pareri della commissione Bilancio. Ma le proteste delle opposizioni l’hanno fatta desistere. Il decretone doveva arrivare domani in aula, ma secondo l’esponente pentastellata l’approdo potrebbe slittare a mercoledì.