Primarie Pd, tra Zingaretti, Martina e Giachetti

I sostenitori di Nicola Zingaretti ha anche scatenato qualche malizia: come fa a essere nuovo chi ha dietro il quartier generale del vecchio Pd? Con il governatore del Lazio, nella particolare gara a chi ha il big più influente alle spalle, si schierano: Romano Prodi (“Nicola può essere il padre del partito”), Enrico Letta, Dario Franceschini, Piero Fassino. Un fondatore, un ex premier, un ex segretario dei Ds, un ex leader dei dem. Più Giuliano Pisapia.
Maurizio Martina risponde con Graziano Delrio, tra i nomi più conosciuti, Tommaso Nannicini, autore del programma per le scorse elezioni, e un sostegno non esplicito ma di fatto di Massimo Cacciari e Beppe Sala che pure non si sono espressi con nettezza.
Primarie Pd, il vademecum: come e dove si vota per scegliere il nuovo segretario
Il semplice ma non semplicissimo iscritto Carlo Calenda, che domenica ha promesso di dare il suo contributo da scrutatore ai gazebo, voterà probabilmente Martina che fin dall’inizio ha dato l’appoggio più caldo al manifesto di Siamo Europei.
Roberto Giachetti ha invece incassato da pochi giorni l’endorsement di Maria Elena Boschi, poco amata dall’elettorato fuori dal Pd ma ancora con un seguito nello schieramento renziano dei dem. Anzi, la sua uscita pubblica ha fatto capire che Matteo Renzi sta con il ticket Giachetti-Ascani anche se non si pronuncerà come ha promesso in queste settimane.
Insomma, il quadro è abbastanza chiaro. Ma contano ancora i sostegni eccellenti? O rischiano di creare dei cortocircuiti? Dipende molto dall’affluenza. Se sarà bassa, addirittura sotto al milione, è evidente quanto sia importante la struttura del partito, la base e i suoi collegamenti territoriali. Chi ha più sponsor avrà anche più voti. Ma se l’affluenza dovesse essere più alta allora avrà un peso il voto di opinione, libero e senza schemi.
Giachetti punta tutto sulla seconda opzione, sui militanti che hanno consentito a Renzi di vincere due volte e con percentuali alte. Martina può contare invece sulla macchina di consenso renziana a livello regionale. Gli organizzatori della sua mozione sono Lorenzo Guerini e Luca Lotti, ovvero chi ha controllato il partito per tutta la lunga stagione del senatore di Firenze. Provincia per provincia, comune per comune. Intorno a questo tipo di vertice si è consumata l’altro giorno la rottura tra Martina e l’altro suo sponsor Matteo Richetti che aveva rinunciato a correre per fare un ticket. A chi si riferiva Richetti? Soprattutto a Vincenzo De Luca che ha messo a disposizione di Martina tutta la base dem della Campania e può aiutarla a recuperare molti voti domenica. Naturalmente, chi offre un contributo maggiore chiede posti nelle liste per l’assemblea nazionale. Questo scatena la tensione e la lotta interna.I voti renziani fanno gola ad almeno due candidati su tre, Martina e Giachetti. Il primo si è aggiudicato quelli dei capicorrente, il secondo invece gioca sul terreno diciamo dei partecipanti della Leopolda. Il Pd più aperto alle spinte del gioco a tutto campo. Ivan Scalfarotto è un suo convinto aficionado e potrebbe mettere a disposizione il lavoro finora con i comitati civici lanciati da Renzi. Anche Zingaretti ha provato ad allargare il campo. Alle associazioni, ai sostegni di esterni al Pd e perché no anche degli scissionisti di Leu. Massimo D’Alema non ha nascosto il suo gradimento per il presidente del Lazio. Poi ci ha aggiunto l’appello del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra i firmatari di “Mi fido di Zingaretti” ci sono lo scrittore Maurizio De Giovanni, la poetessa e scrittrice Edith Bruck, Matteo Garrone, Ferzan Ozpetek, Alessandro Gassmann, Piera Degli Esposti e Monica Guerritore. Spostano voti ai gazebo? Si capirà il 3 marzo.