Relazioni extraconiugali. La “fuitina” di Di Maio e Salvini finisce in litigio

Come marito e moglie che si prendono un giorno di libertà e poi finiscono inevitabilmente per litigare, Matteo Salvini da Verona e Luigi Di Maio da Roma vivono una giornata di forte frizione, fino allo scontro sulle adozioni, che richiede perfino l’intervento e la ramanzina di Palazzo Chigi. Tra il palco del Congresso mondiale delle Famiglie di Verona, dove il vice premier leghista viene acclamato, quasi osannato, e gli studi di Cinecittà dove i 5 stelle radunano centinaia di giovani fare da contraltare anche valoriale, c’è una distanza abissale. Che dimostra come la tenuta del patto matrimoniale gialloverde sia comunque sempre in discussione, sempre in tensione, sempre in bilico. Ma è una relazione extraconiugale che non viene vista come un tradimento, anche se stavolta non è la Tav, non sono le Autonomie, ma sono i valori di fondo del fare politica di Lega e 5 Stelle, dichiaratamente inconciliabili. E M5S impiega una potenza di fuoco notevole per provare a rispondere alla vasta eco che risuona dalla kermesse di Verona, dove la voce di Salvini arriva potente.
Parlano quasi in contemporanea, Salvini al Congresso di Verona, Di Maio a “Oggi protagonisti” organizzato dal sottosegretario con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. I due vicepremier mettono davanti a tutto i rispettivi elettorati e le proprie esigenze comunicative, parlano linguaggi diversi. Salvini si rivolge agli ultraconservatori, ai cattolici tradizionalisti, la “cattodestra”, quelli che Di Maio definisce “fanatici” e “medioevali”. Nei giorni scorsi l’aveva definita la destra degli “sfigati”, parole su cui torna l’alleato leghista: “Se parlare di papà, mamme e figli significa essere sfigati, sono orgoglioso di essere sfigato”. Di Maio, dal canto suo, marca la distanza come non mai da Salvini coccolando un elettorato che va dalla sinistra alla sinistra arcobaleno: “Noi teniamo alla famiglia, ma mentre a Verona si affronta questo tema con odio e discriminazioni e dicendo che una donna deve stare in casa noi qui guardiamo al futuro parlando di politiche per i giovani”.
La potenza di fuoco dei 5 stelle non si ferma però solo a Luigi Di Maio e Vincenzo Spadafora, presente già stamattina su diversi quotidiani per segnare un solco sui diritti fra M5S e Lega e lancia la giornata internazionale dei diritti Lgbt per il 17 marzo. C’è un ddl depositato in Senato, a prima firma Maiorino e sottoscritto da 36 senatori, per rivedere l’articolo 604-bis del codice penale e rendere le pene contro l’omofobia molto più aspre: chi istiga o commette atti di discriminazione fondati sempre sull’omofobia o la transfobia verrebbe punito da sei mesi fino a 4 anni di carcere. C’è poi Roberto Fico, da sempre considerato il più movimentista di tutti, che invita tutte le famiglie a un evento alla Camera, dicendo che è sbagliato metterle una contro l’altra, spiegando che “l’evoluzione della famiglia è quanto di più bello ci sia” . C’è il ministro Alfonso Bonafede che difende il “ruolo imprescindibile e fondamentale” della donna e scherza sull’ora legale: “Stanotte mettiamo un’ora avanti l’orologio, loro a Verona lo hanno messo di qualche secolo indietro”. Un Movimento 5 stelle che guarda a sinistra proprio nel giorno in cui – in contemporanea anche lui, mentre parlano Di Maio e Salvini – Alessandro Di Battista, considerato da tutti l’anima di sinistra, annuncia di non candidarsi alle elezioni europee e usa parole di distanza dalla politica: “Non voglio candidarmi, voglio scrivere e viaggiare” dice Di Battista. Per il Movimento quello è però un elettorato a cui puntare, da contendere e soffiare al Pd di Nicola Zingaretti.
Lo scontro arriva al culmine sulle adozioni. Quando Matteo Salvini risponde velenoso contro Spadafora, lanciando un sasso che si trasforma presto in boomerang. Invita il sottosegretario M5S a velocizzare le adozioni, ma fa subito una gaffe che Di Maio non gli lascia passare, perché, ricorda, “la delega riguardo le adozioni non è del sottosegretario Spadafora, ma è in capo al premier e al ministro Fontana”. Leghista. Deve intervenire Palazzo Chigi per dire che la ragione sta in campo pentastellato. Con una ramanzina: “Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose prima di parlare altrimenti si fa solo confusione”. Come a voler dire, fate pace e tornate insieme, c’è tanto da fare.