Flat tax, le due linee del governo. E il Tesoro: no a troppe promesse

Probabilmente ci sarà un riferimento sia agli sgravi alle famiglie sia ai primi passi di una flat tax. Lo promettono Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per una volta d’accordo, in vista dell’approvazione oggi pomeriggio del Def, il Documento di economia e finanza che traccia le previsioni economiche del governo. Ma dal Mef arriva una frenata, all’insegna della prudenza finanziaria: anche se il Def è solo un documento programmatico, non lo si può caricare di troppe promesse, vista la delicatissima situazione economica e la congiuntura che attraversa il Paese.È anche un balletto di parole quello che si svolge intorno al documento che dovrebbe essere approvato oggi. Il vicepremier grillino dice che sarà «garante» della misura cara alla Lega, che la flat tax «entrerà» nel documento, «ma con il coefficiente familiare come avevamo chiesto, affinché della riduzione non ne possa beneficiare chi è già ricco, ma le famiglie che ne hanno realmente bisogno». «Si può fare per gradi a partire dall’anno prossimo, stiamo pensando a una soglia di reddito familiare di 50 mila euro», precisa il vicepremier leghista. Il Def non contiene misure concrete, ma previsioni, forse anche così si spiega l’assenza di contrasti fra le due anime della maggioranza, cosa diversa sarà scrivere la legge finanziaria, in autunno. Anche Salvini infatti per il momento non scorge alcun problema: «A me interessa la sostanza. L’impegno è ridurre le tasse, entrare nelle case degli italiani», la flat tax «si inizia, è una buona notizia». Al netto dei due punti fiscali il Def si limiterà a fotografare la situazione economica, a prendere atto della recessione ma correggendola con gli effetti positivi sul Pil, per qualche decimale, del decreto sblocca cantieri e del decreto crescita. Rinnovando la promessa di sterilizzare le clausole di aumento dell’Iva ma senza dire come o con quali strumenti. In ogni caso, vista la situazione finanziaria dell’Italia, fanno osservare al Mef, sarà impossibile che il ministro dell’Economia Giovanni Tria si sbilanci e che nel Def ci sia qualcosa di più di un vago accenno alla flat tax, viceversa a giugno la Commissione europea potrebbe mettere nel mirino un eccesso di costi insostenibili per il Paese.

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