Di Maio sfida l’assemblea: Devo andare avanti con il governo?

Prima la mozione degli affetti: «Sono felice che siate tutti qui. Siamo una famiglia». E partono gli applausi. Poi l’incipit a effetto: «Mi presento come dimissionario, mi hanno detto di tutto ma ho una dignità. Non me ne frega niente della poltrona. Quando va tutto bene e vinciamo, il merito è di tutti, il problema è che se si perde prendo schiaffi solo io». Luigi Di Maio si presenta quasi da imputato nell’Aula che decide il suo futuro e quello del Movimento. Una mossa programmata, un processo depotenziato dal ricorso al voto previsto per oggi su Rousseau. Di Maio arriva in un’assemblea infuocata, arrabbiata, incupita. Una quindicina di parlamentari chiede di allontanare collaboratori parlamentari e staff della Comunicazione, sotto accusa. Altri si oppongono, ma Emanuela Corda accompagna tutti fuori. È il caos. Per preparare la serata, Di Maio si è fatto precedere dagli endorsement di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio e da decine di altri, sollecitati dalla Comunicazione. In serata arrivano quelli di Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Di Maio è in guerra fredda con l’ex deputato reduce dal Sudamerica, che da più parti viene accusato di tramare contro di lui. Ma Di Battista fa un intervento in totale difesa al capo: «Se non fosse per Luigi molti di voi che lo attaccano non sarebbero qui oggi». Di Maio dà per scontato il risultato del voto di questa sera su Rousseau, ma assicura che anche in caso di conferma nulla resterà come prima: «Se vengo riconfermato non restiamo fermi, dobbiamo cambiare e avviare una nuova organizzazione. Il M5S non perde mai, o vince o impara».Di Maio parla della lettera della Commissione Ue: «È assurda, vogliono aprire una procedura di infrazione sul debito del 2018 fatto dal Pd. Ma l’Italia non si piega»