Una coppa senza campioni

Prima o poi ce l’avrebbe fatta. Al settimo tentativo Jurgen Klopp porta a casa una finale, la più importante per lui, per il Liverpool, per l’Europa del pallone. Partita modesta di qualità e mediocre di ritmo. In fondo era prevedibile, questa coppa non è più dei campioni, per chi lo avesse dimenticato il Liverpool non vince un titolo  da ventinove anni e il Tottenham da cinquantotto. Qualcosa vorrà pur significare. Se poi ci si mettono di mezzo queste regole del football moderno, si fa per dire, che puniscono, dopo ventiquattro secondi di gioco, un fallo di braccio, involontario, del difensore Sissoko, con la palla che prima gli tocca il petto e poi scivola verso il braccio aperto suggerendo al raccomandatissimo Skomina, arbitro sloveno della stessa nazionalita del presidente Uefa Ceferin, di fischiare il penalty, allora il totale è quello che si è visto, intravisto, immaginato nel bellissimo teatro del Wanda Metropolitano, tradito però dagli attori.
Nessun tiro potente in porta, nel primo tempo, un leggero risveglio nella ripresa, quando le squadre hanno provato ad alzare la velocità però sfiancate dal caldo di Madrid e da un calendario bizzarro che le ha portate a una sosta di tre settimane prima della finale. Football confusionario, di contropiede quello di Klopp, di manovra quello di Pochettino, almeno più energico e voglioso, visto lo svantaggio, ma molti errori su passaggi elementari.
Il gol di Salah garantirà all’egiziano il Pallone d’Oro, assenti per eliminazione i soliti noti Messi-Ronaldo, almeno campioni nelle loro leghe, e l’ultimo premiato, il croato Modric, scomparso dai radar anche nella Liga con il suo Real. Il colpo finale del belga Origi ha chiuso i conti proprio nel momento in cui il Tottenham di Londra sta dando segni di assedio. Giochi finiti, l’Inghilterra ha fatto il pieno ma senza lasciare traccia di un calcio e di squadre che possano avere un glorioso futuro.