A Chieti trovato mosaico romano durante scavi

Durante lavori di riqualificazione di piazza San Giustino

22 APR – E’ venuto alla luce a Chieti, nell’ambito degli scavi finalizzati ai lavori di riqualificazione di piazza San Giustino, il mosaico romano di cui parlava lo storico Vincenzo Zecca. Lo ha annunciato la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo sulla pagina Facebook. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi della cisterna ottocentesca e, come scrive la Soprintendenza, “è stato cercato e trovato il mosaico che fu visto e variamente interpretato dal Lanzellotti, dal De Petra, dallo Zecca nel 1880”. “Finora, è tornata in luce solo una piccola parte di esso e nei prossimi giorni – si legge ancora – si continuerà con la dovuta attenzione nel delimitarne l’estensione. L’impegno è rivolto, inoltre, alla sua contestualizzazione nell’ antico ambito urbano rinvenuto a poche decine di centimetri sotto l’attuale piano di calpestio. Gli sbancamenti cui Colle Gallo è stato sottoposto nel tempo hanno alterato i riferimenti relativi alla profondità di giacitura dei livelli di età romana in questa parte della piazza, che ora per fortuna ci appaiono evidenti quasi con immediatezza, contrariamente a quanto avvenuto nella prima metà dell’area sottoposta a indagine archeologica; nella parte occidentale della piazza infatti a maggiori profondità sono stati documentati solo i livelli medievali. Ora le indagini proseguiranno, sempre come da programma iniziale, intorno alla cisterna la cui costruzione comportò l’identificazione dei resti di età romana, ma anche la loro parziale distruzione: sarà valutata naturalmente, insieme al contesto edilizio di età romana, anche la situazione geomorfologica dell’area che ha rivelato un potente banco naturale. Capirne le attuali dimensioni, verificare come le strutture antiche abbiano intaccato la situazione preesistente e soprattutto raccordare la fase romana di frequentazione con i diversi livelli di uso in età medievale sarà un impegno notevole, rivolto a ricercare e ricostruire parte della storia urbana. Intanto, ci destano meraviglia i frammenti di intonaco policromo, pur se rinvenuti nello strato già intaccato dai teatini ottocenteschi”