Violenze in carcere a S.M. Capua Vetere, Garante: “I pm hanno i video più raccapriccianti”

Secondo Samuele Ciambriello “le foto e le immagini viste sono solo una parte”. Il ministro Lamorgese: “Scene che non avrei mai voluto vedere”

“Le foto e le immagini viste sono solo una parte, quelle più raccapriccianti ce le ha solo la procura”. Lo ha dichiarato il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, in relazione alle violenze avvenute nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nel Casertano. Per questa vicenda, il ministero della Giustizia ha sospeso i 52 indagati tra agenti penitenziari e funzionari.

Lamorgese: “Non criminalizziamo la polizia penitenziaria” – “Le immagini sul carcere di Santa Maria Capua Vetere non avrei mai voluto vederle”. Questo il commento del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “Su questa vicenda le indagini della magistratura faranno il proprio corso, però bisogna anche dire che non possiamo criminalizzare un intero corpo della polizia penitenziaria sulla base di alcune persone”, ha aggiunto la responsabile del Viminale.

“Non un episodio isolato ma una costante” – Con tutta probabilità, comunque, la violenza nel carcere casertano non fu “un mero incidente di percorso”, ma “una costante nel rapporto tra gli indagati e i detenuti”. A sottolinearlo è il gip Sergio Enea, nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale, il 28 giugno, ha disposto arresti in carcere, ai domiciliari, obblighi di dimora e provvedimenti di interdizione nei confronti di 52 persone, tra agenti della Polizia Penitenziaria, comandanti e funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria.

Pericolo di reiterazione del reato – Nella Parte III dell’ordinanza il giudice spiega che i provvedimenti erano necessari in quanto sussistenti “il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove”. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nel frattempo, ha presentato appello al Riesame contro la decisione del gip di respingere alcune richieste di misure cautelari, come quella inflitta al provveditore regionale alle carceri Antonio Fullone, sospeso dal servizio perche’ accusato di depistaggio e favoreggiamento, per il quale erano stati chiesti i domiciliari. Il rapporto tra agenti e carcerati, fatto di violenza, è “inaccettabile” in uno Stato di Diritto, evidenzia Enea, rimasto particolarmente colpito dalla “assoluta naturalezza e mancanza di ogni forma di titubanza con cui gli indagati hanno sistematicamente malmenato le vittime”. 

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