Pronta a lasciare l’ Italia la fotografa del ‘buco nero’

Mariafelicia De Laurentis, provincialismo e pochi investimenti

NAPOLI, 14 DIC – Potrebbe lasciare presto l’ Italia l’ astrofisica napoletana Mariafelicia De Laurentis, componente del consorzio di ricerca internazionale “Event Horizon Telescope” (EHT) che ha fotografato nel 2019 il buco nero dell’ Universo M87.

“Aspetto delle risposte, deciderò tra qualche mese – ha detto all’ ANSA in occasione di un evento del Distretto Aerospaziale della Campania – sono rientrata nel 2018, ma non sono molto soddisfatta”.

“L’ Italia non investe tantissimo nella ricerca, anche se si fanno tante chiacchiere. Però, è aria fritta, si dovrebbe investire di più, anche perchè le eccellenze italiane le abbiamo, ma se le prendono a lavorare all’ estero e molti non ritornano”.
    “Io sono riuscita a ritornare nel 2018 – ha aggiunto la ricercatrice – con una chiamata diretta dell’ Università Federico II, ed è stato un orgoglio ritornare nella mia città e nell’ Università dove mi sono laureata. Dopo il periodo all’ estero, pensavo che lo cose fossero diverse, e che si potesse cambiare qualcosa,. ma l’ Università è rimasta un po’ provinciale. Non si investe tantissimo nella ricerca, non si punta alle eccellenze. Devo ammetterlo, non sono contentissima di essere ritornata”. Diverso il giudizio della ricercatrice, che è professore associato di astronomia ed astrofisica alla Federico II , sull’ Istituto di Fisica Nucleare (INFN). “Da quando sono rientrata in Italia, l’ INFN è stato un grande sostegno anche nella divulgazione del risultato scientifico”. Il Consorzio di ricerca “Event Horizon Telescope”, che raggruppa 8 Paesi, di cui Mariafelicia Del Laurentis, è Deputy project scientist e componente del Consiglio Scientifico mostrera” nel 2022 nuove immagini. .”Siamo stati i primi a vedere un oggetto come il buco nero M87 e saremo i primi, a breve, a far vedere il buco nero al centro della nostra galassia – annuncia la ricercatrice – si tratta di un evento importantissimo nel quale hanno investito quasi tutti Paesi, ma gli Usa sopratutto, e grandi Istituti di ricerca come il “Max Planck” in Germania