Il pasticcio dei tamponi vietati in parafarmacia

Da nord a sud, quasi una settimana di attesa in alcuni casi per un tampone rapido. Da mesi le parafarmacie chiedevano di poter fare tamponi. E ora ce ne sarebbe stato un gran bisogno. Lettere aperte, appelli, non se n’è fatto nulla

Fare un tampone in tempi decenti è un’impresa. I tempi di attesa per un tampone rapido, certifica l’indagine condotta per La Stampa da Altroconsumo in 117 farmacie delle 10 regioni più popolose d’Italia, arrivano a sfiorare i sei giorni in quelle del nord maggiormente colpite dall’aumento dei contagi: 5,9 giorni in Lombardia, 5,8 in Veneto e quattro in Piemonte. Sopra i tre giorni si aspetta in Liguria (3,8), Emilia Romagna (3,5), Lazio (3,3) e Toscana (3,2). Vogliono fare tamponi coloro che hanno sintomi riconducibili al virus, chi vuole avere un test prima di un cenone di Capodanno, chi ha avuto contatti con positivi: l’elenco è lungo.

Una settimana di attesa per un tampone (con la beffa delle parafarmacie)

Da mesi le parafarmacie chiedevano di poter fare tamponi. E ora ce ne sarebbe stato un gran bisogno. Lettere aperte, appelli, non se n’è fatto nulla in autunno, quando c’era tutto il tempo per organizzare un sistema di test più adeguato.

A ottobre il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane avevano scritto al ministro Speranza: “Perché impedite a 4700 farmacisti, laureati che operano nelle cosiddette “parafarmacie” di eseguire tamponi rapidi antigenici? Perché li considerate farmacisti di serie B? Non hanno anche questi farmacisti tutte le competenze che hanno i loro colleghi che lavorano in farmacia? E’ un problema di dotazioni tecniche? Non crediamo, esse sono stabilite in rigidi protocolli cui le parafarmacie si possono adeguare in breve tempo – si legge nella lettera di due mesi e mezzo fa – In questi giorni i cittadini sono sballottati da una farmacia all’altra per trovare un “buco” ove poter eseguire un test che per 48 ore gli permetta di avere il greenpass, noi pensiamo che non sia da “Paese civile” assistere al caos, alle file interminabili che registriamo in questi giorni in tutte le regioni italiane”.

Il problema del tampone ritardato non è così pressante per chi ha appena saputo di un contatto a rischio con un contagiato, perché deve comunque aspettare almeno i canonici 5 giorni di incubazione del virus per un risultato attendibile dal test. Diverso però il discorso se si hanno i sintomi o si è saputo dopo un po’ di giorni di un contatto passato: non poter fare un tampone comporta un allungamento forzato della quarantena. Ormai molto viene demandato alla responsabilità di ciascuno.

Le farmacie non ce la fanno a reggere l’urto

Le farmacie non ce la fanno a reggere l’urto. I test rapidi fai da te in vendita in farmacie e supermercati sono ovunque esauriti. Le 4.700 parafarmacie italiane avrebbero potuti eseguire test antigenici rapidi in queste settimane difficili. Sono ormai il 68% le farmacie che fanno tamponi, il 65% ha un servizio di prenotazione (online nell’11% dei casi), ma l’aumento dell’offerta non basta a soddisfare il boom della domanda, che continuerà a salire se si andrà verso i 100mila contagi. Per il molecolare, l’unico con un livello di affidabilità vicino al 100%, in molte città si viene rimandati dalle strutture pubbliche preposte “a dopo le Feste”. Non benissimo. 

Il mancato allargamento dei tamponi alle parafarmacie ( i parafarmacisti sono figure formate come farmacisti) è stato un grave errore. I tempi di attesa dinanzi a farmacie e drive-through dimostrano che il sistema dei tamponi si è inceppato.