Uccise la ex a coltellate: chiede scusa in aula

Il torrese Salvatore Carfora ha chiesto perdono in aula per l’omicidio di Sonia Di Maggio, uccisa in Salento a febbraio 2021

Èaccusato dell’omicidio di Sonia Di Maggio, la donna a cui tolse la vita a soli 29 anni lo scorso 1 febbraio. Questa mattina è comparso nell’aula bunker del carcere di legge per il processo ha chiesto scusa davanti alla Corte. Protagonista è stato Salvatore Carfora, il 39enne originario di Torre Annunziata che l’anno scorso tolse la vita alla sua ex fidanzata con 31 coltellate per le strade di Specchia Gallone a Minervino di Lecce. Dinanzi ai magistrati della Corte d’Assise, presidente Pietro Baffa e a latere Francesco Mariano, l’uomo ha preso la parola per scusarsi pubblicamente.

Ha chiesto il perdono della madre della vittima, che si è costituita parte civile nel procedimento. Ha “spiegato” i motivi del suo gesto ricostruendo gli ultimi attimi di vita della vittima. L’aveva raggiunta in Salento per chiederle di tornare a Napoli con lui e ricominciare. Sonia gli aveva detto di no, convinta com’era della sua decisione. In quel momento era partito l’assalto sferrato con una ferocia e usando come arma un coltello che aveva portato con sé. Dalla sua ricostruzione, il suo gesto fu frutto di un raptus improvviso anche se gli elementi raccolti a suo carico raccontano qualcosa di completamente diverso.

A cominciare proprio dall’arma del delitto che aveva portato con sé sul luogo dell’incontro. La sua giustificazione è stata che la utilizzava per difesa personale, visto che non aveva ancora trovato un posto dove stare, oppure per gesti di vita quotidiana come “tagliare il pane”. La sua ricostruzione è in contrasto anche con le dichiarazioni rilasciate dall’allora convivente di Sonia, presente al momento dell’aggressione mortale. Secondo il suo racconto, Carfora agì senza dire nulla alla vittima colpendola in maniera fulminea, ben determinato a compiere quel gesto.

Anche il medico legale, Alberto Tortorella, ha spiegato come la donna è stata assassinata entrando nel dettaglio dell’autopsia effettuata e spiegando come i fendenti abbiano tolto la vita a Sonia. Anche la madre del compagno della vittima ha parlato dei rapporti “turbolenti” tra lei e l’imputato. In aula ha testimoniato inoltre l’autista del bus su cui Carfora aveva raggiunto il luogo del delitto e ha spiegato di come sia scattato alla vista dei due, lasciando a terra uno zaino che aveva con sé. Il prossimo 15 febbraio toccherà al pm per la requisitoria e poi alle discussioni dei legali.