Caffè italiano (“da Napoli a Venezia”) patrimonio Unesco: ufficiale la candidatura congiunta

Si “brinda” al Gambrinus, dove il titolare Massimiliano Rosati ha collaborato con gli enti preposti al dossier. Soddisfazione anche da Pecoraro Scanio, già tra i padri della campagna #pizzaUnesco

Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli”. Il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali ha candidato con questo titolo il caffè italiano a patrimonio immateriale dell’Unesco, trasmettendo la candidatura alla Commissione italiana per l’Unesco che poi potrà approvarla e inviarla entro il 31 marzo a Parigi.

Al Gran Caffè Gambrinus brindisi “al caffè” dopo questo annuncio. Alla fine il ministero – come aveva annunciato – ha presentato per l’Italia una candidatura unica per riunire le peculiarità del caffè espresso italiano e di quello napoletano fatto di aggregazione, cultura e socialità.

Al Gran Caffè Gambrinus brindisi “al caffè” dopo questo annuncio. Alla fine il ministero – come aveva annunciato – ha presentato per l’Italia una candidatura unica per riunire le peculiarità del caffè espresso italiano e di quello napoletano fatto di aggregazione, cultura e socialità.

Soddisfatto Massimiliano Rosati, tra i titolari dello storico Caffè di piazza Trieste e Trento, che ha collaborato con gli enti preposti al dossier per la candidatura del caffè napoletano confluita poi nella proposta unica approvata dal ministero racchiusa nel caffè italiano. “Che sia napoletano o italiano il caffè espresso è già patrimonio di tutti, quindi attendiamo con ansia questa ufficializzazione mondiale“, spiega Rosati.

Anche il presidente di UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, già promotore della vittoriosa campagna #pizzaUnesco e sostenitore del Made in Italy agroalimentare, ha espresso soddisfazione per l’annuncio del Mipaf della candidatura del rito del caffè italiano da Venezia a Napoli. “È importante – sono state le sue parole – aver definito una candidatura unitaria che valorizza le tradizioni italiane legate ad una delle bevende più popolari del mondo e che da Napoli a Venezia ha sviluppato una storia secolare. Serve ora l’impegno di tutti come ottenni sull’arte del Pizzaiuolo napoletano che fu riconosciuta con voto unanime nel dicembre 2017”.