Governo, lo scenario che preoccupa Draghi: crisi a giugno poi lunga campagna elettorale

Giugno è il mese segnato in rosso, ma prima il Carroccio tenterà la strada del rimpasto. Le nuove regole della quarantena passano nonostante l’annunciata levata di scudi di Salvini: nuvoloni neri all’orizzonte per l’esecutivo. Anche nel M5s volano gli stracci

Lo strappo della Lega c’è, inutile negarlo. Le nuove regole della quarantena passano nonostante l’annunciata levata di scudi della Lega: i vaccinati sempre in classe, i non vaccinati in Dad. Secondo i tre ministri del Carroccio siamo di fronte a una “inaccettabile discriminazione”. “Noi questo provvedimento non lo votiamo”, annuncia in consiglio dei ministri Massimo Garavaglia. Il cervello vero della Lega, Giancarlo Giorgetti, era impegnato in altri incontri: arriva a Palazzo Chigi preceduto da una telefonata a Draghi per spiegare al premier che non entrerà in sala per evitare il voto contrario. Il partito è compatto, e le scorie si faranno sentire a lungo.

Con gli altri due ministri Garavaglia ed Erika Stefani, Giorgetti firma un comunicato gelido, con cui il partito di Salvini spiega: “Pur condividendo le misure di apertura contenute nel decreto approvato in Cdm, in coscienza non potevamo approvare la discriminazione tra bambini vaccinati e non vaccinati. I dati ci dicono, per fortuna, che i contagi scendono quotidianamente e nostro dovere è lavorare con determinazione alle questioni concrete per risolvere i problemi del Paese”. Una posizione, questa, poi condivisa anche da tutti i governatori leghisti in una nota congiunta. Una frattura ampia su cui altri nella maggioranza hanno tentato una mediazione come la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini che insieme ai governatori ha perorato l’abolizione delle restrizioni ai vaccinati anche in zona rossa.

Crisi di governo a giugno?
“Giugno. Se si interrogano i ministri del Pd e del M5S la risposta di tutti è più o meno la stessa. Quello è il mese segnato in rosso – racconta oggi la Stampa – . Quando, cioè, prevedono che la Lega potrebbe rompere e liberarsi dei vincoli di governo per tuffarsi nella campagna elettorale. Lo strappo di ieri era atteso, prima o poi, dagli alleati e a Palazzo Chigi. Forse non così presto, però. Non tre giorni dopo la riconferma di Sergio Mattarella al Quirinale e alla vigilia del giuramento alla Camera del presidente della Repubblica”.

La possibilità che prima o poi Matteo Salvini iniziasse l’allontanamento dall’esecutivo, senza però arrivare alla rottura, era sotto gli occhi di tutti. A Mario Draghi vari interlocutori politici lo ripetono da settimane. Salvini vuole restare al governo, ma facendo molto rumore, in una sorta di campagna elettorale permanente, il suo punto forte. Il premier prosegue in questa fase tra coalizioni sfaldate (non solo a destra, anche il filo che lega Pd e M5s non è mai stato così sfibrato) e partiti percepiti dall’elettorato come deboli. Il premier sa che ogni scelta da oggi fino alle elezioni politiche 2023 avrà anche un valore politico. Salvini vede Meloni volare nei sondaggi e la mossa di ieri servirebbe a coprire i clamorosi inciampi avuti sull’elezione del presidente della Repubblica. Lasciare a Fratelli d’Italia la prateria dell’opposizione per un intero anno può essere pericoloso per il futuro della Lega, che rischia di non essere più la forza trainante del centrodestra, o di quel che ne resta.

Rimpasto all’orizzonte, ma non è detto che basterà
Draghi probabilmente accoglierà la richiesta del faccia a faccia avanzata dal segretario della Lega dopo l’elezione di Mattarella. L’obiettivo è capire se un rimpasto (la casella del Viminale è quella più ambita) basterà a tenere compatto il governo per un anno. Lo scenario di una possibile uscita dal governo della Lega c’è. Il Pd è molto preoccupato. “Quanto accaduto in Cdm è un atto preoccupante che rischia di aumentare l’instabilità e creare nuova confusione nel Paese”. E’ quanto fanno sapere fonti del Nazareno, a proposito del ‘caso’ della Lega, che non ha votato il decreto Covid. “Noi – aggiungono le fonti – siamo determinati a sostenere, col massimo dell’impegno e della responsabilità, l’operato del governo, che in questi giorni ha dimostrato di voler rilanciare subito la sua azione riformatrice, nel contrasto alla pandemia e nell’attuazione del PNRR. Salvini e la Lega hanno a più riprese affermato giustamente di avere a cuore il rafforzamento dell’esecutivo nell’interesse dell’Italia. Confidiamo, quindi, che quello di oggi sia solo un incidente di percorso e che da domani la maggioranza torni compattamente al fianco del presidente del Consiglio”.

La tentazione di mettersi sulla scia della Lega è forte dentro il M5s, diviso e scosso da accuse incrociate. Di Maio è sempre più distante da Conte e sempre più vicino a Draghi. Gli attivisti sul territorio del resto chiedono notizie, le uniche cose che sanno le leggono sui giornali. Ieri intanto, particolare interessante evidenziato da Repubblica, il ministro degli Esteri ieri si è visto al Mise con il collega leghista Giancarlo Giorgetti, con il quale c’è da tempo un ottimo rapporto. All’orizzonte si intravede un M5S “di lotta” e pure nubi di rimpasto che non dispiacciono a parte del M5s: “Di Maio è comunque ritenuto intoccabile ma chissà se a quel punto il presidente del Movimento non punti a rimuovere alcune pedine del sottogoverno targate 5 Stelle ma considerate dimaiane”.

Anche dentro al M5s serpeggiano malumori per le ultime scelte del governo: “Apprendiamo che il Consiglio dei ministri ha deliberato importanti semplificazioni al protocollo per la gestione delle quarantene nelle scuole – dicono le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura – In particolare, prevedere di ridurre da 10 a 5 i giorni di isolamento in caso di contatto con positivi, anche per le scuole dell’infanzia, e di diminuire il numero dei tamponi ad oggi previsti per il tracciamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado va incontro alle richieste più volte espresse dal MoVimento 5 Stelle. Non possiamo però dirci soddisfatti per quanto riguarda la differenza di trattamento tra studenti vaccinati e non: ancora una volta ribadiamo che la scuola è e deve rimanere luogo di inclusione. Penalizzare i più piccoli per le scelte compiute dai loro genitori è sbagliato e fa segnare un pericoloso passo indietro nell’impegno a garantire il più possibile il diritto all’istruzione in presenza”.

In caso di addio della Lega, secondo la Stampa, potrebbe nascere “una maggioranza più compatta in grado di intestarsi una legge elettorale proporzionale. Oppure il voto anticipato, perché Pd e M5S non intendono lasciare Salvini e Meloni a picconare il governo da fuori, nei mesi che porteranno alle elezioni”.

Una settimana fa in molti ritenevano che l’elezione del capo dello Stato sarebbe stata una svolta per tutto il quadro politico, con Draghi al Colle e un governo da rifare. Le cose sono andate diversamente, tutto è rimasto com’è, ma gli equilibri sono da ritrovare, la campagna elettorale inizierà più o meno ufficialmente già in estate e il premier è, per la prima volta dopo un anno, indebolito. Dovrà mettersi a “fare politica”, trattare, mediare fino allo sfinimento per tenere assieme la maggioranza. Non quello che gli riesce meglio.