Cosa vuole fare Putin dopo aver invaso l’Ucraina

Il leader del Cremlino intende rovesciare Zelensky con l’obiettivo di insediare un governo gradito a Mosca. Ma le sue mire potrebbero espandersi ad altri Paesi dell’Europa dell’est

Prendere Kiev. E poi? Il presidente russo Vladimir Putin ha esortato le sue truppe a rovesciare il governo di Volodymyr Zelensky e la “banda di drogati e neonazisti” (parole ovviamente sue) che detiene il potere in Ucraina. Ma gli obiettivi a medio e lungo termine del presidente russo restano un difficili da decifrare. La priorità della campagna militare è quella di conquistare la capitale ucraina e insediare un governo non sgradito a Mosca, se non del tutto filorusso. Quasi tutti gli analisti concordano che una volta riuscito nel suo intento (ammesso che l’operazione si riveli un successo, cosa non scontata) Putin non abbia alcun interesse a restare in Ucraina, un territorio che difficilmente potrebbe controllare vista anche l’ostilità della popolazione nei confronti dell’occupazione russa.

L’obiettivo minimo è invece quello di ottenere la neutralità del Paese (che rientrerebbe però di fatto nell’orbita russa) e impedire grazie a un governo amico l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Secondo diversi esperti di geopolitica, il presidente russo non avrebbe dunque alcuna velleità di invadere permanentemente l’Ucraina, ma potrebbe “accontentarsi” di annettere alla Russia parte del territorio del Donbass, inclusi i due territori che si sono autoproclamati repubbliche e sono stati riconosciuti da Mosca.

Indubbiamente un’operazione di questo genere riscriverebbe non solo la cartina dell’Europa, ma anche i rapporti di forza tra gli Stati. Per Putin sarebbe la riprova che usare la forza serve e che l’Occidente e la Nato non hanno né la volontà né il coraggio di rispondere alle sue offensive con le armi. La Russia ha un arsenale atomico, e far escalare troppo il conflitto potrebbe essere pericolosissimo.

Putin può davvero mettere nel mirino i Paesi baltici?

Ma fin dove può arrivare il capo del Cremlino? Su questo punto si possono fare solo supposizioni, anche perché fino a qualche giorno fa solo gli Stati Uniti e il Regno Unito credevano che la Russia avesse intenzione di lanciare un attacco su vasta scala (i congiunti dei diplomatici britannici furono invitati a lasciare il Paese già a dicembre). L’escalation delle ultime ore preoccupa soprattutto i Paesi baltici e scandinavi che si sentono minacciati dall’aggressività di Putin. E del resto a Mosca non fanno nulla per calmare le acque.

Anzi. Ieri una portavoce del ministero degli Esteri russo ha puntato il dito contro il potenziale ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza Atlantica, minacciando “gravi conseguenze militari e politiche” qualora Stoccolma o Helsinki decidessero di entrare nella Nato. La risposta dell’Alleanza atlantica non si è fatta attendere. “Al vertice della Nato di oggi hanno preso parte anche i nostri stretti partner, Finlandia, Svezia e Unione europea” ha affermato il Presidente americano Joe Biden, in un comunicato diffuso dalla Casa Bianca. “Il Presidente Putin ha fallito nel suo obiettivo di dividere l’Occidente”.

Secondo vari osservatori Putin potrebbe in particolare avanzare rivendicazioni nei confronti dei paesi Baltici dell’ex blocco sovietico, vale a dire Estonia, Lettonia e Lituania, usando come pretesto il presunto diritto della Russia di non avere al confine Stati aderenti alla Nato e quello di riunificare le minoranze russofone che vivono nei Paesi dell’ex Urss. Nei fatti dunque Putin punterebbe ad avere di nuovo una sfera di influenza nei Paesi dell’Europa orientale scommettendo sul fatto che l’Europa non reagirà. 

Per ora sono solo supposizioni. E del resto va anche detto che attaccare un Paese membro della Nato comporterebbe conseguenze difficili da prevedere per la stessa Russia, perché i trattati dell’Alleanza affermano chiaramente che un attacco a un Paese membro è un attacco a tutti i Paesi membri. In un ipotetico scenario in cui il Cremlino avesse davvero intenzioni bellicose contro la stessa Europa, Putin potrebbe forse conquistare l’Estonia con più facilità di quanta non sta trovando in Ucraina, ma poi doversi confrontare con statunitensi, britannici, francesi e tedeschi non sarebbe altrettanto semplice, questo è chiaro. Ma in ogni caso visto quanto sta accadendo a Kiev gli Stati dell’ex Urss non sono proprio tranquilli. Tant’è che solo un paio di giorni fa Lituania, Estonia e Lettonia e Polonia hanno chiesto l’attivazione dell’articolo 4 della Nato ovvero la richiesta di consultazioni urgenti per una minaccia. 

Perché la vittoria della Russia in Ucraina non è scontata

Ma ora la priorità della Russia è vincere la guerra sul campo a Kiev. Dove l’esercito e la popolazione ucraina stanno opponendo una strenua resistenza. E non hanno alcuna intenzione di tornare nell’orbita di Mosca. Sulla carta l’esercito ucraino sconta un’inferiorità evidente di uomini e mezzi rispetto a quello di Mosca. Ma l’Ucraina è un Paese enorme.

Il politologo americano Edward Luttwak non ha dubbi sul fatto che in Ucraina i russi “sono destinati ad inciampare”. Secondo Luttwak, il vero problema del leader del Cremlino è che “ha invaso un Paese più grande della Francia con un numero bassissimo di truppe, quasi irrisorio, parliamo di 120mila truppe”. Per il politologo, molte zone dell’Ucraina non saranno controllate affatto dai russi e, anzi, gruppi di soldati “finiranno per cadere vittime delle imboscate degli ucraini” in un Paese dove ci sono “centomila fucili”, mentre a ovest ci sarà spazio per “creare un governo in esilio”. “Ci sarà forte resistenza contro i russi – sostiene Luttwak – per questo credo che l’intera invasione di Putin sia avventuristica”.  

Anche secondo l’autorevole rivista Foreign Affairs, Putin potrebbe infilarsi in un vicolo cieco. In particolare, “se la Russia insisterà per occupare gran parte del paese e installare un regime fantoccio nominato dal Cremlino a Kiev”, nel Paese “inizierà una conflagrazione più prolungata e spinosa. Putin dovrà affrontare una lunga e sanguinosa insurrezione che potrebbe estendersi attraverso più confini, forse anche raggiungere la Bielorussia per sfidare il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, fedele alleato di Putin”. Non solo. I disordini potrebbero “destabilizzare altri paesi nell’orbita” di Mosca, “come il Kazakistan” e perfino la Russia stessa.