Condoni edilizi: il Comune accelera

In anni di valutazioni sono state evase solo la metà delle pratiche

“Dal 1985, al Comune di Napoli sono state presentate 83mila istanze di condono. Di queste, nel periodo che va dal 2006 ad oggi, sono state evase circa 45mila pratiche relative a zone non vincolate – circa 700 all’anno – mentre sono solo 30 all’anno quelle evase per le zone vincolate. Mancano all’appello circa 40mila pratiche da evadere per le zone non vincolate e circa 25mila pratiche per le aree vincolate”. I dati sono stati forniti dal presidente della commissione Urbanistica del Comune di Napoli, Massimo Pepe, e serviranno, ha spiegato nel corso dei lavori della commissione, “per elaborare una strategia di smaltimento delle istanze giacenti, cogliendo anche le opportunità che l’Amministrazione potrebbe avere in termini di risorse economiche”.

All’incontro hanno partecipato il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessora all’Urbanistica Laura Lieto, i tecnici dei Servizi comunali e della Napoli Servizi, oltre ai componenti della Commissione Locale per il Paesaggio, guidati da Alessandro Castagnaro. Proprio sulle istanze di condono in aree vincolate, spiega una nota del Comune, Pepe ha comunicato la previsione fatta dai servizi comunali sui costi/benefici derivanti dalla definizione delle istanze: “è stato stimato che per ogni cento pratiche evase ci sarebbe un introito per l’Amministrazione di 275mila euro – circa 3mila euro a pratica – al netto dei costi sostenuti per il pagamento della sola istruttoria a tecnici esterni individuati in una apposita short list. Una opportunità, questa, prevista da una Delibera di Giunta Comunale del 2018 che, se colta per tutte le 25mila pratiche giacenti, potrebbe portare al considerevole introito di oltre 68 milioni di euro. In questo senso sarà necessario intervenire su alcuni aspetti della delibera, ad esempio quelli che oggi stabiliscono un rapporto di 1 a 5 tra Responsabile Unico del Procedimento e pratiche assegnate: è necessario modificare questo rapporto portando almeno a 15/20 le pratiche per ogni Rup”.

Per Manfredi occorre “una strategia chiara se si vuole affrontare il tema del condono, ma occorre chiarire alcuni punti. In primo luogo l’aspetto organizzativo: in mancanza di risorse umane per far fronte alla gran mole di pratiche giacenti, in attesa di destinare tecnici dal nuovo concorso, è auspicabile in questa fase transitoria ricorrere a tecnici esterni per la sola istruttoria delle pratiche; è poi necessario ragionare con la Soprintendenza per il rilascio delle Autorizzazioni paesaggistiche stabilendo, in un protocollo di intesa, casistiche ben delineate”. Obiettivo è procedere a un “condono con prescrizione, che non solo riporti i manufatti nell’alveo della legalità ma preveda anche misure migliorative degli stessi, nell’interesse pubblico”. Per Lieto elemento chiave è il tempo. “Di fronte a manufatti realizzati oltre 40 anni fa e a un paesaggio urbano totalmente mutato, è necessario fare una distinzione tra i casi nei quali è possibile enucleare gli abusi realizzati, e altri casi nei quali sia possibile individuare profili di condono condizionato, fornendo una serie di prescrizioni che, solo se realizzate, potranno consentire il rilascio finale del titolo autorizzatorio”. Nel dibattito, il consigliere Catello Maresca (Gruppo Maresca) ha apprezzato “la sensibilità dell’Amministrazione su un tema così delicato. Se si sceglie di entrare nei processi è giusto individuare soluzioni che guardino all’aspetto organizzativo; è anche necessario dare segnali chiari, individuando i casi certi di diniego; bisogna poi avviare un ragionamento sugli immobili abusivi, valutando anche soluzioni alternative all’abbattimento”. Infine, Ciro Borriello (Movimento 5 Stelle) ha chiesto “a stretto giro nuovi confronti in Consiglio comunale sul tema del condono, per meglio trattare le istanze dei territori, coinvolgendo anche gli ordini professionali che saranno coinvolti nel processo”.