Ventisei anni senza Davide Sannino: il giallo della sentenza mai notificata

Ucciso a Massa di Somma, a colpi d’arma da fuoco, il 19 luglio del 1996. Colpevoli condannati, ma la famiglia non ha mai ricevuto nessun risarcimento

Ventisei anni senza Davide Sannino. Ventisei anni di domande che restano senza risposta. Davide aveva compiuto 19 anni da una settimana quando, il 19 luglio 1996 fu ucciso a Massa di Somma, provincia di Napoli, da una banda di balordi al termine di una rapina. In ventisei anni sono successe molte cose. La famiglia, con i fratelli Daniele e Jonathan (qui la video-intervista di NapoliToday), ha lottato perché al processo penale trionfasse la verità. I colpevoli sono stati condannati: trent’anni a Giorgio Reggio, colui che ha sparato, quattordici ai complici. 

Eppure, nell’iter giudiziario qualcosa si è bloccato. Il processo civile per l’omicidio di Davide è cominciato nel 2005, nove anni dopo la morte. Durante il procedimento, la famiglia Sannino ha vissuto una serie di episodi controversi, tra cui furti di fascicoli processuali e minacce di morte. Nonostante le difficoltà, anche in sede civile si è arrivati a una condanna nel 2015: i colpevoli avrebbero dovuto risarcire 500mila euro. Questi soldi, però, i Sannino non l’hanno mai vista, così come non sono mai stati sborsati i 100mila euro di provvisionale che il giudice aveva stabilito in sede penale. 

Il motivo è da ricercare nello strano comportamento dell’avvocato della famiglia, A. G., descritto da Daniele e Jonathan: “Il nostro avvocato si è sempre rifiutato di notificare la sentenza ai colpevoli, ci ha sempre detto che era inutile perché essendo loro nullatenenti non avremmo ottenuto nulla. Stanchi di questi atteggiamenti, abbiamo deciso di revocare la nomina e di cercare un nuovo legale”. Da quel momento, però, i Sannino sono stati messi alla porta da ogni studio legale consultato. Se la famiglia non dovesse trovare un avvocato disponibile a notificare la sentenza, nel 2025 la stessa decadrà

“Non possiamo dire che ci sia stata giustizia se una sentenza non viene rispettata – affermano Jonathan e Daniele – loro sono stati condannati e devono pagare, altrimenti è come se il processo civile non si fosse mai tenuto. Siamo stati abbandonati da tutti, anche dalle istituzioni e dal mondo dell’antimafia, come se Davide fosse un morto di serie B. Abbiamo bisogno di un aiuto”.