“La camorra connaturata nel tessuto sociale”: la nuova mappa dei clan a Napoli e provincia

La relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia traccia un quadro inquietante

Ormai non si tratta più di una semplice infiltrazione della società. Siamo di fronte a un elemento strutturale connaturato del tessuto sociale ed economico della città. È questo che è diventata la camorra stando alle risultanze della relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia. In particolare, le carte inviate al Parlamento ricalcano le parole del procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo che da procuratore capo a Napoli aveva già tratteggiato un quadro inquietante della presenza camorristica in città e in provincia. L’immagine di una camorra completamente diversa che ormai è diventata una holding criminale che si occupa di reati a basso pericolo giudiziario ma ad alto ritorno economico entrando a gamba tesa sull’economia cittadina e facendosi essa stessa economia cittadina.

“La stessa espressione ‘infiltrazione mafiosa nell’economia, nella società’ – spiega Melillo – è assolutamente fuorviante perché non si è in presenza né di una emergenza, né di un’infiltrazione. Si è in presenza di connotazioni strutturali del tessuto sociale ed economico della città e di larga parte del territorio regionale dove la camorra agisce come formidabile fattore di alimentazione finanziaria e di alimentazione del sistema di relazioni, di mediazione, propria dell’ordinario sistema d’impresa. I grandi cartelli camorristici (che controllano larga parte delle attività illecite e non solo illecite della città) oggi coincidono con vere e proprie costellazioni di imprese”. Un quadro a cui poi si contrappone la camorra dei vicoli, una sorta di gangsterismo dei quartieri più degradati dove gli abitanti percepiscono un senso di distacco dalla stato che non riesce più a garantire la propria presenza. Gli spari e la violenza urbana fa, secondo Melillo, da “scudo” agli affari dei grandi gruppi criminali dando l’idea di un’organizzazione fatta di tanti piccoli clan in lotta tra loro per il territorio quando, invece, la spartizione è ben definita e gli affari veri si fanno senza sparare un solo colpo di pistola.

Non esiste più la camorra dei piccoli clan 

“Va dunque superata l’idea di una camorra parcellizzata in tanti piccoli gruppi in caotica contrapposizione fra loro rappresentativi di quell’immagine della “camorra contenitore di violenza urbana relegando nell’ombra i grandi cartelli che nel dibattito pubblico non hanno neanche un nome, ma che da oltre trent’anni sono profondamente radicati, hanno attraversato anche grandi conflitti, importanti sforzi repressivi, e nel tempo hanno non solo conservato, ma progressivamente sviluppato la capacità di fare sistema e di preservare i vincoli fiduciari che quel sistema garantiscono. E del resto non è un caso che mai in questi trent’anni figure di rilievo delle famiglie mafiose che reggono le redini quel cartello abbiano rotto il patto di omertà che li accomuna”. In ogni caso Melillo ha sottolineato che “persiste una dimensione violenta che pesantemente e intollerabilmente opprime la vita dei cittadini e della città intera”. E tutto ciò attiene all’altra faccia dei fenomeni criminali cioè quella delle “fasce sociali più disagiate per le quali i “diritti fondamentali, la casa, il lavoro, la salute, persino il cibo dipendono dall’osservanza delle regole di quel ‘sistema’. Qui lo Stato ha spesso solo il volto duro e distaccato della repressione giudiziaria e di polizia, e si accumulano e si stratificano sentimenti di lontananza siderale dalla Repubblica e dalle sue leggi, e si formano autentici blocchi sociali attorno a valori sostitutivi della legge e delle regole della convivenza, si annulla ogni fiducia nella capacità dello Stato di svolgere sia pure banali funzioni di controllo”.

L’assistenza durante il Covid per mettere le mani sui buoni del Comune

Anche la Corte d’Appello di Napoli ha comunque sottolineato l’impatto sulle fasce disagiate soprattutto in relazione al Covid. In particolare ha fatto notare i gesti di “solidarietà” dei clan nei confronti dei cittadini in difficoltà. Gesti che avevano un unico scopo: mettere le mani sui buoni spesa erogati poi dal Comune di Napoli che ha immesso nell’economia cittadina sette milioni di euro destinati alle famiglie in difficoltà. Il prossimo passo della camorra sarà poi quello di provare a infiltrarsi negli appalti finanziati con i fondi del Pnrr. Secondo gli investigatori, inoltre, il Covid ha portato anche alla diffusione del cosiddetto “spaccio a domicilio”. Una nuova modalità di diffusione delle sostanze stupefacenti che restano il business più prolifico per i clan. A dare la misura di quanto questo business continui a fruttare sono le cifre emerse da un’indagine che ha sgominato un traffico di cocaina proveniente dal Perù. L’antimafia ha scoperto che un panetto di cocaina da un chilo costa duemila euro in Sud America, a cui vanno aggiunte le spese di spedizione. Lo stesso panetto poi viene venduto 30-40mila euro all’ingrosso mentre al dettaglio 60-70 euro al grammo. Una plusvalenza spaventosa che giustifica la presenza nei traffici internazionali nonostante i rischi. In ogni caso il riciclaggio poi di questo denaro in attività lecite ha portato, soprattutto i membri dell’alleanza di Secondigliano, a occupare intere fette del territorio cittadino con esercizi commerciali e catene di ristorazione oltre a stabilire un proficuo accordo con il clan dei Casalesi.

La città divisa tra alleanza di Secondigliano e Mazzarella

Da tempo, ormai, la procura di Napoli ha tracciato la mappa della presenza dei clan all’interno del territorio cittadino e della cintura metropolitana di Napoli. Secondo i magistrati il territorio è diviso tra l’alleanza di Secondigliano, in cui i sodalizi principali sono i Contini, i Licciardi e i Mallardo, e il clan Mazzarella. La mappa prevede cinque diverse aree di influenza. Un’area, la più vasta della città sotto il controllo dell’alleanza; una seconda area dei clan federati con l’alleanza; una terza area condivisa con i Mazzarella, generalmente identificabile con il centro di Napoli; una quarta area di pertinenza esclusiva del clan Mazzarella; e una quinta area, una sorta di anomalia a nord della città, con dei clan autonomi. Per quanto riguarda la provincia di Napoli persiste la presenza di storici gruppi criminali che sono riusciti a mangiarsi pezzi di territorio e infiltrarsi nelle attività lecite e nella vita quotidiana dei singoli centri abitati. È il caso, per esempio, di clan come i Moccia e i Mallardo che hanno sviluppato la capacità di riciclarsi in vere e proprie holding che hanno come obiettivo principale quello di sfruttare le “emergenze” nazionali. Le ultime in ordine di tempo, secondo gli investigatori, riguardano i fondi destinati allo smaltimento dei rifiuti e all’accoglienza dei migranti. La nuova “sfida” per questi clan-imprese è sicuramente il Pnrr e i suoi fondi. L’infiltrazione nel tessuto sociale si è rivelato in tutta la sua drammaticità anche per la contaminazione della vita politica che ha portato, allo scioglimento dei consigli comunali di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e San Giuseppe Vesuviano.