L’incubo delle manette per altri eurosocialisti

E adesso sono altri big della sinistra europea a rischiare di finire in cella a fare compagnia a Antonio Panzeri, alla greca Eva Kaili e al suo compagno Francesco Giorgi. La Procura di Bruxelles si sta preparando a chiedere al Parlamento europeo di revocare l’immunità che finora ha tenuto fuori dalle indagini alcuni esponenti del gruppo dei Socialisti&Democratici i cui nomi comparivano nelle carte delle indagini sul Qatargate, la rete di soldi e di favori che la ong di Panzeri, Fight Impunity, distribuiva per ammorbidire la posizione dell’Unione sul regime di Doha. Le ammissioni (parziali) degli arrestati e soprattutto l’analisi dei documenti e dei computer sequestrati a partire dal 9 dicembre hanno permesso di allargare il cerchio ad altri parlamentari. Ma lì, finora, le indagini avevano dovuto fermarsi.

La tutela offerta dal Parlamento europeo ai suoi componenti infatti è molto più ampia di quanto prevede l’ordinamento italiano. In Italia la magistratura può indagare liberamente su deputati e senatori, e ha necessità dell’autorizzazione a procedere solo se vuole arrestarli o perquisirli. Invece le norme europee stabiliscono che oltre all’immunità garantita dalle leggi del suo paese, ogni europarlamentare ha diritto alla «esenzione da ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario, nel territorio di ogni altro Stato membro». Uno scudo che finora ha tenuto al riparo gli appartenenti alla «rete» di Panzeri.

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