La solitudine di Vladimir Putin 

Mosca il presidente Putin è sempre più solo. È solo negli incontri ufficiali, quando fa sedere i suoi ospiti all’altro capo di un lunghissimo tavolo. È solo anche in mezzo alla sua gente, nelle parate, nelle manifestazioni, nelle cerimonie: rigido, algido, lo sguardo fisso davanti a sé, il braccio destro sempre aderente al corpo, come pronto a estrarre una pistola (non è una suggestione, pare che faccia parte dell’addestramento del Kgb). La sua è la solitudine degli uomini che hanno accumulato troppo potere per essere vicini a altri esseri umani, e da soli devono portarne il peso, lontani da emozioni, sentimenti, gioie e tristezze. Napoleone deve avere passato gran parte della sua vita in solitudine, molto prima di arrivare a Sant’Elena, Hitler ha passato in un bunker tutta la sua vita al comando, anche quando sfilava davanti a decine di migliaia di uomini e donne con il braccio teso a salutarlo. Adesso Putin ci ha voluto mostrare la sua solitudine platealmente – anche nel giorno in cui si sta più vicini a qualcuno, ai propri familiari, amici, o al proprio popolo. Putin ha voluto mostrarci la sua solitudine anche davanti a Dio. Era solo davanti a Dio perché il Dio dei cristiani – oggi – non ama più le guerre, neanche quelle «giuste», checché ne dica il patriarca Kiril. 

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