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Come funziona la restituzione auto dopo 3 anni? Questo tipo di finanziamento è ormai molto diffuso e sempre più persone ne usufruiscono. Ma quali sono i suoi vantaggi e cosa si deve considerare?Partiamo dal principio. Chi decide di acquistare un’auto sceglie l’importo del versamento iniziale. Le rate vengono pagate ogni mese e, trascorsi tre anni, è possibile pagare una maxi rata, rifinanziare l’auto o restituirla.Tuttavia, i fattori da analizzare sono diversi. Si deve calcolare attentamente il valore residuo di un’auto, analizzando quindi usura del veicolo, numero di optional e numero di chilometri da percorrere.In questa pratica, la società proprietaria di una vettura decide di affidare momentaneamente la vettura al cliente. Tutto ciò con un pagamento in anticipo e una rata mensile.Il contratto si basa su una durata specifica: successivamente potrete decidere di tenere l’auto semplicemente pagando, anche in questo caso, una maxi rata finale. Un tempo questa pratica era riservata solo ai professionisti, ma ora è sempre più diffusa tra i privati. Generalmente viene sfruttata dalle persone che sono costrette a viaggiare molto o a cambiare l’auto molto spesso.Conviene fare il leasing? Dipende dalle vostre necessità. Se percorrete molti km o avete bisogno di cambiare spesso la vostra auto, allora il leasing potrebbe essere la scelta ideale.Il noleggio non richiede di pagare in anticipo. Le rate del leasing non comprendono la manutenzione e l’assicurazione, a differenza del noleggio.Con il leasing potrete eventualmente decidere di riscattare l’auto. Con il noleggio ciò non è possibile: l’auto non sarà realmente vostra.

L’intervento della polizia nella zona di Scampia

Ieri mattina gli agenti dell’Ufficio prevenzione generale, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Labriola, hanno controllato il conducente di un furgone che procedeva in direzione di via Tancredi Galimberti.Durante le fasi di identificazione lo stesso si è mostrato insofferente al controllo, pertanto gli operatori hanno controllato il vano di carico del mezzo accertando che l’uomo stava trasportando 80 kg di pane destinato al consumo, privo di qualsivoglia etichettatura e di tracciabilità in violazione della norma sulla lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle paste alimentari.Un 50enne napoletano con precedenti di polizia è stato denunciato per inosservanza della disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, mentre il pane sequestrato è stato consegnato allo zoo di Napoli.

Da febbraio non solo l’erogazione dei nuovi assegni minimi per gli over 75, ma anche la rivalutazione “generale” per tutti coloro a cui non è già stata calcolata a gennaio

Pensioni un po’ più “sostanziose” a febbraio. L’Inps ha stabilito che a partire dal prossimo mese non ci sarà solo l’erogazione dei nuovi assegni minimi per gli over 75, come stabilito all’interno della legge di bilancio per il 2023, che passeranno dal 525 euro del 2022 ai 600 voluti dal governo Meloni, ma anche la rivalutazione “generale” per tutti coloro a cui non è già stata calcolata a gennaio. Assegni più alti dunque in arrivo con le pensioni di febbraio. Il prossimo mese partiranno le erogazioni con gli importi rivalutati per l’inflazione, per chi non avesse già ricevuto l’assegno aumentato a gennaio. Non solo: arriveranno anche gli importi minimi maggiorati per gli over 75, che da 525 euro passano a 600 euro per ogni mese, come previsto dalla legge di bilancio 2023.

Aumenti pensioni febbraio 2023

Numeri alla mano, si avranno pensioni minime non inferiori a 600 euro per tutti gli over 75 (rispetto ai 525 euro del 2022): il nuovo governo applica la rivalutazione perequativa, e l’assegno pensionistico minimo per chi ha 75 o più anni d’età sarà in totale di 697 euro a febbraio 2023. Chi ha meno di 75 anni, invece, non raggiungerà 600 euro: spetterà in quel caso un’altra rivalutazione (1,5%) sull’inflazione con un assegno pari a 570 euro.

Da mercoledì 1° febbraio, seguendo il tradizionale ordine alfabetico per chi va all’ufficio postale per ritirare la pensione, l’Inps procederà con l’erogazione delle pensioni con i nuovi importi. Si stima che l’aumento sarà del 7,3%: +5,3% sul valore del mese precedente e +2% già pagato lo scorso novembre per le pensioni fino a 2692,32 euro, come stabilito con il decreto Aiuti bis dall’esecutivo di Mario Draghi prima di cedere il passo a quello di Giorgia Meloni.

La rivalutazione piena però non riguarda tutti i pensionati. Ad essere interessati dall’adeguamento al 100% sono solo gli assegni non superiori a quattro volte il trattamento minimo, cioè quelli fino a 2.101,52. Per chi riceve mensilmente cifre più elevate è invece previsto un aumento decrescente, sulla base dei sei nuovi scaglioni. Chi percepisce una pensione lorda pari a 2.626 euro riceverà circa 160 euro in più, chi percepisce una pensione compresa tra quella cifra e 3.150 euro avrà una rivalutazione del 53%. Infine, chi prende 3.150 euro si troverà sul conto corrente circa 120 euro in più. 

La rivalutazione piena, nella misura del 100%, sarà fruibile soltanto da chi riceve assegni che non vanno a superare di più di quattro volte il valore delle pensioni minime, ossia quelli che arrivano a poco più di 2100 euro. La percentuale della rivalutazione va poi a calare al crescere del valore dell’assegno. Così, chi ha una pensione che è tra le quattro e le cinque volte la minima, si vedrà applicare non il 100% ma l’85%. Chi ha un assegno tra le cinque e le sei volte l’importo minimo lo troverà rivalutato al 53%. Gli assegni superiori a sei volte l’importo minimo e pari o inferiori a otto volte lo stesso trattamento minimo, saranno rivalutati al 47%

Si scende al 37% per i trattamenti pensionistici compresi tra otto e dieci volte il minimo. Ultimo scaglione, al 32%, è quello previsto per la rivalutazione degli assegni pensionistici che superano di 10 volte il minimo. Questo mese sono già partite le erogazioni degli importi del primo scaglione, quelli fino a quattro volte il minimo. Tutti gli altri sono invece andati a scalare: è possibile che le pensioni più alte vedano il nuovo assegno arrivare per la prima volta non a febbraio ma tra marzo e aprile. Il sistema di calcolo non è progressivo, non è per scaglioni, come con l’Irpef (lì a ogni porzione di reddito, aliquota diversa), ma a fascia, dunque un’aliquota unica applicata a tutto l’importo. 

In sintesi, questa è la ripartizione dei 6 scaglioni: 

  • assegni fino a 2.102,52 euro lordi: rivalutazione del 100% (aumento 7,3%)
  • assegni fino a 2.696,90 euro lordi: rivalutazione dell’85% (aumento 6,2%)
  • assegni fino a 3.152 euro lordi: rivalutazione del 53% (aumento 3,8%)
  • assegni fino a 4.200 euro lordi: rivalutazione del 47% (aumento 3,4%)
  • assegni fino a 5.250 euro lordi: rivalutazione del 37% (aumento 2,7%)
  • assegni oltre i 5.250 euro lordi: rivalutazione del 32% (aumento 2,3%)

A tutti gli scaglioni, eccetto il primo che ha già potuto godere degli aumenti a gennaio, verranno pagati anche gli arretrati del mese mancante.

Di seguito alciuni esempi degli aumenti delle pensioni:

  • pensioni fra 1.000 euro lordi e 1.500 euro lordi, aumento di 73 euro lordi
  • pensioni fra i 1.500 euro lordi e i 2.000 euro lordi, aumento di 109,5 euro
  • pensioni da 2.000 euro lordi a 2.500 euro lordi, aumento di 146 euro
  • pensioni da 2.500 euro lordi a 3.000 euro lordi, aumento di 155 euro
  • pensioni da 3.000 euro lordi a 4.000 euro lordi, aumento di 117 euro
  • pensioni da 4.000 euro lordi a 5.000 euro lordi, aumento di 136 euro
  • pensioni da 5.000 euro lordi a 6.000 euro lordi, aumento di 135 euro
  • pensioni superiori a 6.000 euro lordi, aumento da 138 euro

Pensioni, quando le pagano a febbraio

A febbraio, chi ha scelto l’accredito della pensione presso la propria banca riceverà i soldi il primo giorno del mese, mercoledì 1°, coincidendo anche con il primo giorno bancabile. La regola generale per il pagamento delle pensioni, infatti, stabilisce che l’accredito su conto corrente debba avvenire il primo giorno bancabile del mese. L’unica eccezione a questa regola è per il mese di gennaio, quando si slitta di un giorno con l’obiettivo di concedere un po’ più di tempo all’Inps per aggiornare i propri sistemi informatici nel passaggio da un anno all’altro. Le date dei pagamenti scaglionati per chi la ritira gli uffici postali, suddivisi per lettera iniziale del cognome (del titolare dell’assegno), sono già state esposte in molti casi nei propri uffici postali di riferimento.

Con l’escalation bellica in Ucraina e l’inflazione che galoppa senza freni nonostante le ‘pezze’ imposta dalla BCE, la manovra economica del governo meloni appare destinata ad essere la prima di una lunga serie. Ricordiamo che dei 35 mld di euro messi in campo per la legge di Bilancio, oltre 20 sono destinati a tamponare il caro bollette che sta torturando famiglie e imprese. Ma ovviamente non basteranno anche per far fronte ad un altro versante rimasto scoperto, quello dei carburanti, dove le compagnie hanno preso al vola questa cuccagna superando presto la soglia rincaro dei 18 centesimi alla pompa imposta da un decreto scaduto il 31 dicembre dello scorso anno a che nessuno ha pensato di prorogare. “Il problema, però – sottolinea Gianni Lepre, opinionista economico del Tg2 – non è solo il fatto che le grosse multinazionali petrolifere hanno aumentato nuovamente il costo del carburante, ma il fatto che non c’è traccia di una proroga della misura introdotta da Mario Draghi nella legge di bilancio del governo Meloni, il che, visti i tempi, è molto strano, quasi inverosimile”. Il noto economista che tra l’altro è presidente della Commissione Reti e Distretti Produttivi di ODCEC Napoli ha poi continuato: “Ovviamente non è solo una questione di aumento dei carburanti, nel nostro Paese sta aumentando nuovamente tutto, grazie all’inflazione che nel 2022 ha raggiunto il 10% e ovviamente alle ondate di speculazioni relativamente alle materie prime. Come ricordato anche da molti analisti, se la guerra in Ucraina dovesse continuare e con essa il clima di incertezza globale che regola l’economia planetaria, il plafond previsto dal governo Meloni dovrà inevitabilmente essere rivisto al rialzo. In pratica, la mancata proroga della norma di contenimento del prezzo del carburante insieme ha rappresentato per il Paese il classico cane che si morde la coda. Da una parte si cerca di dare una mano agli Italiani per le bollette e dall’altra li si abbandona al distributore di carburante. In più, se consideriamo il fatto che l’impegno di spesa previsto per la manovra finanziaria aveva la finalità di porre un freno agli aumenti indiscriminati e non certo la velleità di risolvere il problema alla radice, allora è chiaro che tra qualche mese assisteremo ad una manovra bis imposta dalle circostanze”. Il prof. Lepre ha poi concluso: “Il Paese non è nelle condizioni di fare come la Germania che ha messo in campo 200 mld di euro per fronteggiare i medesimi problemi, ma nonostante ciò c’è la convinzione diffusa che l’esecutivo prenderà seriamente in considerazione ciò che diciamo oramai da tempo quando si parlava di una liquidità tra i 50 e i 60 mld per far fronte a a quello che oggi si cerca di risolvere con meno della metà”.

A un uomo sono saltate le dite mentre un altro ha perso un occhio

Sale a 16 il bilancio dei feriti per i botti di Capodanno tra Napoli e provincia. Secondo i dati aggiornati della Questura di Napoli, a restare ferito c’è anche un 18enne di Ponticelli, periferia di Napoli. Dei 16 feriti, 13 sono solo nella città di Napoli e cinque sono minorenni. In provincia i ferimenti si sono verificati a Frattamaggiore, per un maggiorenne ed un minorenne, e a Pozzuoli dove per la ferita alla mano di un minorenne la prognosi è di trenta giorni.

Nella maggior parte dei casi, i feriti dei botti di Napoli sono ricorsi alle cure del pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini per lesioni alle mani. Nove gli accessi al reparto chirurgia della mano: ad un 77enne è scoppiato un petardo mentre lo lanciava e questo ha determinato una amputazione apicale delle dita. Un uomo trasferito da Caserta ha perso l’occhio destro e diversi sono stati anche i traumi acustici riscontrati. Feriti anche all’ospedale San Paolo dove si è intervenuti per un corpo estraneo in un occhio e lesioni ad una mano per un 18enne.

Previsto un incremento dell’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef dello 0,1% a decorrere dal 2023

Dopo l’approvazione della delibera sul bilancio consolidato, il Consiglio comunale di Napoli ha esaminato la delibera 503 sull’incremento dell’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef dello 0,1% a decorrere dal 2023 e di un ulteriore 0,1% nel 2024, con innalzamento, a decorrere dal 2023, della soglia di esenzione per i redditi fino a 12 mila euro.
L’assessore Baretta ha spiegato che l’addizionale comunale all’Irpef è applicata dal Comune di Napoli dal 2000, con percentuali e soglie di esenzioni diverse. La delibera di oggi è applicazione dell’accordo oggetto del Patto per Napoli, che include tra le misure che il Comune si è impegnato a realizzare l’incremento dello 0,1% nel 2023 e un ulteriore 0,1 nel 2024, con la soglia di esenzione elevata a 12 mila euro. L’attesa è di 5.9 milioni di euro nel 2023 e 5,6 nel 2024, mentre l’innalzamento della soglia di reddito a 12 mila euro determina la diminuzione della platea dei contribuenti pari al 10 per cento. Per oltre il 70% della platea contributiva, l’innalzamento dello 0,1% corrisponde ad un incremento tra 12 e 30 euro circa nel 2023 e tra 25 e 60 euro nel 2024. La delibera prevede, poi, che si attivi anche un ulteriore 0,1% nel 2024, ma è emerso nel dibattito di questi giorni di limitare l’incremento al solo 2023, poi nel corso dell’anno si valuterà se prevedere l’incremento nel 2024, cercando fonti alternative di entrate.
Il presidente della commissione Bilancio Walter Savarese d’Atri ha presentato il lavoro svolto dalla commissione e l’emendamento sottoscritto da tutti i gruppi consiliari con cui si chiede che sia eliminata dalla delibera in esame la previsione relativa all’aumento per il 2024, rinviandone la valutazione al prossimo anno. Si ricorda, in ogni caso, che l’aumento di cui si parla è comunque molto contenuto.
Fulvio Fucito (Manfredi Sindaco) ha parlato di un grande atto di responsabilità del Consiglio nei confronti dei cittadini: è il momento di rispettare i patti e non ci sta a sentir parlare sulla stampa di aumento delle tasse, si chiede uno sforzo minimo ai cittadini per mantenere gli impegni.
Sergio D’Angelo (Napoli Solidale Europa Verde) ha ribadito che siamo comunque di fronte ad un aumento delle tasse, e ha ricordato i contenuti del Patto relativamente agli oneri a carico del Comune, pari al 25%, e che siamo in questa situazione perché come comuni del mezzogiorno abbiamo una base imponibile connessa a redditi più bassi della media nazionale, con una capacità di riscossione bassissima. È un fatto importante ribadire che il 25% di nostra spettanza non passa necessariamente per l’aumento addizionale Irpef.
Per Salvatore Guangi (Forza Italia) mettere ulteriormente le mani nelle tasche dei napoletani è una cosa da evitare e ha presentato un emendamento di Forza Italia per allargare la platea degli esenti da quest’aumento, che è stato respinto.
Dopo l’approvazione all’unanimità dell’emendamento presentato dal presidente Savarese, che elimina la previsione dell’aumento per il 2024, e la replica dell’assessore Baretta, la delibera è stata approvata a maggioranza con il voto contrario dei gruppi Forza Italia e Gruppo Maresca.

Approvata anche l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco

E’ stata approvata a maggioranza, con il voto contrario del gruppo di Forza Italia, anche la delibera 530 sull’addizionale comunale dei diritti di imbarco, una possibilità prevista da una norma nazionale. Si tratta di un’entrata che viene versata allo Stato e poi ripartita sulla base del rispettivo traffico aeroportuale, nella misura del 40 per cento ai Comuni confinanti all’aeroporto e del 60 per investimenti sulla sicurezza negli scali. È il Patto per Napoli a contenere la previsione di questa possibilità e il calcolo è stato compiuto sulla base del traffico dei passeggeri registrato nel 2019. Approvati due emendamenti a firma di Gennaro Esposito che propone di valutare l’introduzione di una tassa anche per i bus turistici e di Walter Savarese D’Atri, che chiede l’applicazione della tassa entro e non oltre il 28 febbraio 2023, respinto invece a maggioranza l’emendamento presentato da Forza Italia.

Il Gruppo italiano, guidato da Alessandro Profumo ex Unicredit adesso è attivo nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza accoglie con soddisfazione l’annuncio del Dipartimento della Difesa USA con il quale, nell’ambito del programma per la realizzazione del nuovo sistema di addestramento avanzato per la U.S. Navy di cui è responsabile AgustaWestland Philadelphia Corp., viene esercitata l’opzione per la produzione e la consegna del quarto lotto di 26 elicotteri TH-73 “Thrasher”, per un valore di 110,5 milioni di dollari. Gli elicotteri saranno costruiti a Philadelphia, prevedendo di completare le attività nel dicembre 2024.Gli elicotteri sono realizzati presso lo stabilimento Leonardo di Philadelphia e impiegati per l’addestramento della prossima generazione di piloti della US Navy, del Corpo dei Marines e della Guardia Costiera USA.

Coinvolto anche un commercialista di Napoli finito agli arresti domiciliari

Imilitari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Potenza hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lagonegro, su richiesta della Procura della Repubblica a quella sede, con cui è stata disposta una misura cautelare personale nei confronti di 5 persone e il sequestro preventivo di disponibilità economiche e finanziarie per un ammontare di oltre 57 milioni di euro. I profili modali delle frodi, messe in atto in tempi diversi da più persone fisiche e giuridiche, oltre che lo svolgimento delle condotte in diversi Paesi dell’Unione Europea, faranno approdare l’indagine alla Procura Europea, recentemente costituita. Le operazioni sono state eseguite in Campania, Lazio, Piemonte e Lombardia, oltre che in Basilicata con la collaborazione dei Reparti competenti per territorio ed ha visto impiegati una novantina di militari della Guardia di Finanza.

Le attività d’indagine hanno permesso di neutralizzare un’organizzazione criminale dedita all’evasione dell’IVA sugli acquisti di elettrodomestici e prodotti hi-tech, effettuati in diversi Paesi europei, quali Olanda, Bulgaria, Cipro, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia. L’organizzazione si avvaleva di una vasta filiera di imprese ”cartiere” dislocate prevalentemente in provincia di Salerno, che ometteva di versare l’IVA all’erario. Tali società, erano prive di strutture aziendali, di personale dipendente, di capacità economiche e operative e spesso addirittura totalmente sconosciute presso gli indirizzi dichiarati quale sede legale o amministrativa; per ostacolare le attività investigative, le società sono state tenute in ”vita” per un breve lasso temporale, generalmente di appena due/tre anni, per poi essere sostituite da altre società. 

 L’articolata frode è risultata coordinata da un’unica cabina di regia, composta dai cinque soggetti destinatari delle misure cautelari personali, che si occupava in una prima fase di reclutare i ”prestanome”, ovverosia i soggetti formalmente soci ed amministratori delle società che hanno consumato la frode IVA. Questi erano destinati a fare da paravento in caso di controlli e di assumersi le relative responsabilità in luogo degli organizzatori della frode. In una seconda fase, l’organizzazione a delinquere si occupava della costituzione delle società e dell’amministrazione di fatto delle stesse, provvedendo a corrispondere un compenso ai prestanome. Il dominus dell’associazione a delinquere è stato individuato in un soggetto di Roma, amministratore di fatto di tutte le società coinvolte, che unitamente ad un cittadino di Atella (PZ), suo fiancheggiatore e stretto collaboratore, è stato destinatario della misura cautelare in carcere.

Altri due romani, invece, sono stati molto attivi nell’organizzazione, che hanno coadiuvato nella fase operativa della frode il dominus, affinché si potesse realizzare l’evasione dell’IVA per il considerevole importo di oltre 57 milioni di euro. Per loro il G.I.P. ha disposto l’obbligo di firma. Agli arresti domiciliari, invece, è finito un commercialista di Napoli, consulente di alcune società cartiere, che si è prestato, altresì, all’esecuzione di quegli adempimenti tecnici, quali la costituzione delle imprese, l’avvicendamento degli amministratori, necessari per infittire e ulteriormente complicare la trama criminale. Oltre a tali soggetti, vi è, poi, l’intero sottobosco costituito da 22 amministratori, solo sulla carta, delle società, destinatari di una perquisizione finalizzata al sequestro di disponibilità economiche e finanziarie per tutelare l’Erario e soddisfare il debito di oltre 57 milioni di euro accumulato in poco più di cinque anni oggetto di indagine. 

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