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Renato Cinquegranella è ricercato da 20 anni. È accusato dell’omicidio di “Bambulella” a cui venne strappato il cuore

Dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro restano quattro latitanti ritenuti dal ministero dell’Interno di massima pericolosità. Uno di questi è un esponente della camorra e il suo “curriculum” criminale gli vale “di diritto” l’inserimento in questa lista. Si tratta di Renato Cinquegranella, camorrista ritenuto esponente di quella che fu la Nuova famiglia, il cartello di clan contrapposti alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo tra gli anni ’70 e ’80. Cinquegranella è latitante dal 6 ottobre 2002 per i reati di associazione mafiosa, concorso in omicidio, porto illegale di armi e altri reati. Nato nel 1949, il nome di Cinquegranella è legato a due episodi di enorme gravità che hanno segnato la storia della camorra e del nostro Paese.

Il primo è l’omicidio di Giacomo Frattini di cui si rese partecipe. “Bambulella”, così veniva chiamato l’affiliato alla Nco di Cutolo, venne torturato e assassinato in maniera brutale per vendicare un omicidio avvenuto all’interno del carcere di Poggioreale. Il corpo di Frattini venne trovato all’interno di un lenzuolo. Era stato decapitato, il volto sfigurato e gli erano state tagliate le mani e asportato il cuore. Un altro “caso” in cui compare il nome di Cinquegranella riguarda l’omicidio del capo della Squadra mobile, Antonio Ammaturo e del suo autista Pasquale Paola. Il boss è accusato di aver dato ospitalità ai membri feriti del commando delle Brigate Rosse che tolse la vita al poliziotto. Li accolse nella sua villa di Castel Volturno permettendo loro di fuggire, in un primo momento, dopo lo scontro a fuoco con i “falchi”. Un legame, quello con le Brigate Rosse, poi dimostrato dalla trattativa per la liberazione dell’assessore della Dc, Ciro Cirillo.

L’uomo era latitante da oltre un anno

La Polizia ha tratto in arresto Antonio Reale, ritenuto vicino al clan omonimo. Ieri pomeriggio la Squadra Mobile di Napoli e i Commissariati San Giovanni Barra e Vasto Arenaccia hanno arrestato il pregiudicato classe ’69, indagato per associazione di tipo mafioso.

Reale è stato rintracciato in via Pazzigno presso l’abitazione della figlia. Reale era insieme ai fratelli Carmine, Patrizio e Antonio, uno dei promotori del clan Reale – Rinaldi attivo nella zona orientale di questo capoluogo. Arrestato insieme ad altre 37 persone nel maggio 2021, Reale era stato scarcerato a giugno dello stesso anno rendendosi immediatamente irreperibile. Dal luglio 2022 la misura cautelare nei suoi confronti era stata ripristinata.

Blitz,alle prime luci dell’alba, è stato eseguito dai carabinieri del gruppo di Torre Annunziata, che sono entrati in azione a Torre Annunziata, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Volla e Pontecagnano. I militari si sono occupati di dare esecuzione al sequestro preventivo di beni per il valore di decine di migliaia di euro ai danni di numerosi indebiti percettori del reddito di cittadinanza, tutti soggetti in qualche modo connessi ai clan camorristici “D’Alessandro”, “De Luca Bossa-Minichini”, “IV Sistema”, “Batti” e “Di Gioia-Papale” attivi nell’area orientale di Napoli, nell’area vesuviana, in quella oplontina e nel territorio stabiese.
Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Torre Annunziata su esplicita richiesta della locale procura della Repubblica, che si è occupata anche di coordinare le lunghe e complesse indagini portate avanti dal nucleo investigativo degli uomini dell’Arma. Indagini finalizzate a smascherarare l’ennesima truffa ai danni dell’erario, in questo caso compiuta da affiliati alla Camorra che percepivano senza alcun diritto il reddito di cittadinanza.