Tag Archive : sanità

La Procura di Napoli ha disposto il sequestro della salma di Angela Brandi, una 24enne deceduta ieri nell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, in provincia di Napoli. La cartella clinica è stata acquisita dai carabinieri della città flegrea, su disposizione dei magistrati della VI sezione “Lavoro e Colpe Professionali” (coordinata dal procuratore aggiunto Simona Di Monte) e non è escluso che gli inquirenti possano a breve disporre esami per fare luce sull’accaduto. La direzione generale dell’ospedale, in un comunicato, ha espresso cordoglio ai familiari e ha annunciato l’avvio di una indagine interna.

.

Realizzato all’Ospedale del Mare

Un training di più di un anno, una strettissima collaborazione con l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, e l’implementazione di tutte le tecnologie necessarie per arrivare ad offrire ai cittadini campani, e più in generale ai pazienti ricoverati all’Ospedale del mare, interventi di neurochirurgia con il paziente sveglio. Un traguardo importante che ha portato alla prima operazione con paziente sveglio il 21 dicembre 2022. Ad operare è stata l’equipe coordinata dal neurochirurgo Giuseppe Catapano (primario dell’unità operativa neurochirurgia), affiancato dai dottori Alessandro Villa (neurochirurgo con un lungo periodo di addestramento in Francia), Ciro Fittipaldi (primario del servizio di anestesia e rianimazione) e Alessandra Candiello (specialista in neuroanestesia), Massimiliano Scarpelli, Teresa Serrapica e Annarita di Somma (psicologi clinici della ASL Napoli 1 Centro coordinati dal dr. Claudio Zullo). E ancora, gli infermieri Biagio Cassese, Andrea Sambiase, Candida Sorrentino e il tecnico di neurofisiologia Marco Iannicelli. A supportare il gruppo in sala operatoria anche il team di San Giovanni Rotondo, con i neuroanestesisti Alfredo del Gaudio e Vincenzo Marchello e la psicologa Grazia D’Onofrio. I medici sono intervenuti per aiutare il giovane Claudio (nome di fantasia per tutelarne la privacy), venticinquenne studente di ingegneria gestionale che per l’intero intervento è stato sveglio e ha potuto collaborato con gli operatori evitando che si potessero creare dei deficit. «Già durante l’intervento – spiega Giuseppe Catapano – si è assistito ad un miglioramento delle funzioni di memoria che in minima parte risultavano compromesse nelle valutazioni preoperatorie». L’Ospedale del mare è inoltre dotato di monitoraggi neurofisiologici che consentono di tenere costantemente sotto controllo le funzioni motorie e sensitive nel corso dell’intervento. Questi sistemi, che aiutano il chirurgo a ridurre il rischio di creare paralisi o disturbi della sensibilità, hanno l’enorme vantaggio di poter essere utilizzate durante la normale anestesia generale, modificando semplicemente la condotta anestesiologica. Ma a cosa è dovuta l’esigenza di operare pazienti da svegli ? Il dottor Catapano spiega che l’unica possibilità di controllare funzioni complesse (la capacità di calcolo, la capacità di ragionamenti astratti, di contare e fare calcoli matematici, ecc.) è data – ad oggi – da interventi fatti su paziente sveglio. Solo così è possibile valutare costantemente funzioni complesse cerebrali durante l’intervento, sottoponendo al paziente una serie di quesiti.« Con questo primo intervento a paziente sveglio (sono previsti altri interventi già dalla prossima settimana) – dice il direttore generale Ciro Verdoliva – l’Ospedale del mare incrementa l’offerta – già di altissima qualità – delle prestazioni neurochirurgiche e, dunque, non c’è alcuna necessità per i pazienti di affrontare lunghi ed onerosi viaggi verso altre regioni per poter accedere alle cure più opportune.».

Dopo la denuncia del sindacato Nursing Up che ha definito il nosocomio partenopeo “l’inferno degli infermieri”, dai vertici dell’ospedale arriva la solidarietà agli aggrediti e la denuncia di un’ulteriore drammatica conseguenza: la fuga dai Pronto Soccorso e dal 118.

Gli infermieri del Cardarelli denunciano una situazione sempre più difficile a fronte delle continue aggressioni che subiscono nel corso del loro lavoro da pazienti e loro parenti, e i vertici del nosocomio partenopeo si schierano al loro fianco e sottolineano l’ulteriore drammatica conseguenza della mancanza di personale nei Pronto Soccorso e per il 118.

È di stamane la denuncia del sindacato Nursing Up a proposito delle violenze in corsia nell’ospedale napoletano, all’interno del quale soltanto nell’ultimo anni si sono registrate almeno 30 aggressioni ai danni del personale. “È l’inferno degli infermieri”, sono state le parole del presidente Antonio De Palma.

D’Amore: “Violenze che allontanano i giovani medici dal servizio in emergenza”

“Al Cardarelli di Napoli, come in tutte le grandi strutture sanitarie italiane, il livello delle aggressioni agli operatori è estremamente elevato”, fanno sapere dal nosocomio. “Nel corso di quest’anno, a causa delle aggressioni subite sui luoghi di lavoro, sono state circa 40 le giornate di malattia che hanno dovuto richiedere gli operatori sanitari oggetto di violenza in servizio presso il Cardarelli”.

Così a NapoliToday Antonio d’Amore, Direttore Generale del Cardarelli: “Dobbiamo tutti farci carico del drammatico fenomeno della violenza sugli operatori sanitari. Non è immaginabile che un professionista debba essere oggetto di aggressioni verbali o fisiche da parte delle persone di cui si sta prendendo cura”. “Questo fenomeno – prosegue d’Amore – contribuisce in modo forte ad acuire la carenza di personale nei Pronto Soccorso e nei servizi 118. Oggi, un giovane medico o un giovane infermiere quando scelgono se prestare o meno servizio in emergenza, valutano anche il rischio di aggressioni verbali o fisiche che potranno subire nel proprio lavoro”.

La “drammatica consuetudine” della furia dei familiari

Particolarmente significativa la denuncia da parte di Nursing Up sull’inquietante consuetudine per cui, quando muore un paziente con i parenti in attesa nel pronto soccorso – con l’uomo o la donna di turno arrivato già in condizioni critiche – accade l’incredibile: “interi componenti familiari si scatenano in raid punitivi, prendendo di mira gli infermieri di turno, considerati come i massimi responsabili del decesso del loro congiunto”, spiegano dal sindacato. “Un clima da film western o da poliziesco anni 70, dove il cittadino si faceva giustizia da solo. L’unica differenza è che questa è la triste realtà, e che gli infermieri non sono certo i criminali di turno da punire, ma sono professionisti valenti che fanno di tutto per salvare vite umane, troppo spesso vittime di una carenza di personale, da noi più volte denunciata, che tocca l’acme nei “malandati” pronto soccorsi di casa nostra, laddove un solo operatore sanitario si ritrova spesso, nel triage di un pronto intervento, a doversi occupare, da solo, anche di 10 pazienti”.