Emilia-Romagna, industria export in calo filiere produttive si spostano in Cina

Ci sono tre dati interessanti che emergono dall’Indagine congiunturale sui primi mesi dell’anno e le prospettive 2024 presentata da Confindustria e Unioncamere Emilia-Romagna con Intesa Sanpaolo. Il primo dato è che anche la solida manifattura della via Emilia non riesce a tenere testa alla grande debolezza e incertezza dell’economia globale e quel paio di decimali di punto di vantaggio rispetto ai trend nazionali (si prevede un +1,2% del Pil quest’anno e un +1,4% nel 2025) non bastano per evitare sequenze di segni meno su produzione (-3,7%), vendite (-3,5%) ed export (-3%) nel primo trimestre 2024. Il secondo dato è che le aziende stanno frenando gli investimenti non tanto e non solo perché latita il decreto Transizione 5.0 e per le nebbie sui mercati globali, ma perché non trovano le figure tecniche necessarie per far funzionare le nuove tecnologie.«La Cina sta abbassando mostruosamente i prezzi, l’acciaio costa la metà che in Europa e il mercato cinese si sta riprendendo bene e ha bisogno di sostituire con gli europei il fatturato fin qui realizzato con partner statunitensi, che stanno letteralmente smontando le loro fabbriche in Cina per rimontarle in Vietnam e Paesi limitrofi», spiega Alessandro Malavolti, delegato di Confindustria Emilia-Romagna per l’internazionalizzazione.I 658 milioni di euro di esportazioni perse nei primi tre mesi del 2024 dall’Emilia-Romagna (oltre la metà è meccanica) e il sorpasso degli Stati Uniti sulla Germania come primo partner commerciale non sono però un campanello d’allarme: «Siamo passati dagli anni 2020-2023 di forte espansione al forte rallentamento dell’ultimo trimestre 2023, proseguito nei primi mesi del 2024, ma ora leggiamo segnali di positività e ci aspettiamo una ripresa dal prossimo autunno e ancor più nel 2025», assicura Malavolti, ricordando che la regione sconta gli effetti del «grande malato Germania, che per cambiare paradigma impiega un paio d’anni», oltre alla domanda interna debole, al ritardo degli incentivi 5.0 e ai costi dell’energia ancora troppo alti rispetto ai competitor non solo extra Ue, ma alle vicine di casa Spagna (che paga l’elettricità un quarto di noi) e Francia (un terzo).Sapevamo dalla seconda metà del 2023 che gli ordinativi non erano buoni, ma le nostre aziende hanno tutte alle spalle bilanci ottimi, bilanci costruiti nel passato. La nostra forza non è però in discussione, è inespressa – interviene Valerio Veronesi, presidente Unioncamere regionale – perché il 50% delle figure che cerchiamo non le troviamo e nel contempo abbiamo il genere femminile che troppo spesso si stacca dal lavoro per la maternità: dobbiamo offrire più supporto e servizi per spingere la natalità e la permanenza delle donne al lavoro.Come ricorda Guido Caselli, direttore Centro studi e ricerche Unioncamere Emilia-Romagna: nel primo trimestre 2024 il -3,7% di produzione manifatturiera è l’esito della media tra il -2,8% delle grandi aziende e il -4,8% degli artigiani; il -2,1% degli ordini fa media tra il -0,2% dei big e il -4,7% delle microrealtà e se si parla di investimenti si scopre che il 73% delle industrie sopra i 50 dipendenti ha investito in sviluppo nel 2023, quota che scende al 23% nelle aziende sotto i dieci addetti.


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