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 Carte di credito clonate, 4 smartphone, cavi e altro materiale per truffa informatica. In più, guida senza patente e panetto di hashish a seguito. Non si sono fatti mancare nulla i tre giovani (C.G 25 anni, V.G. 21 anni già noti e un 16enne incensurato) fermati ieri dalla polizia Municipale di Torre del Greco durante un controllo del territorio. Il posto di blocco era proprio in piazzale Martiri D’Africa, davanti al noto bar della movida dove si è verificata la rissa di Capodanno, a seguito di direttive dell’intensificazione dei controlli in zona.I tre a bordo di una Fiat Panda sono stati fermati dagli agenti della sezione polizia Stradale, il conducente trovato senza patente (già altre due volte era accaduto durante i controlli) per cui sono stati portati in caserma. Qui a seguito di rilievi è emerso che i due maggiorenni avevano precedenti per truffa, mentre il minorenne era incensurato, così e partita la perquisizione personale e del veicolo. Trovate 7 carte di credito, 3 smartphone, cavi e fili oltre che un panetto di hashish e 535 euro in contanti detenuti da uno dei maggiorenni che non ha saputo fornire info sulla provenienza.

Era affacciato al balcone quando ha sentito un forte dolore al viso. La corsa in ospedale

Verso l’1 e 30, i carabinieri della compagnia di Caivano sono intervenuti nell’ospedale di Frattamaggiore per un minorenne ferito. Da una prima sommaria ricostruzione ancora da verificare pare che il 16enne (accompagnato al pronto soccorso dal proprio padre), mentre era sul balcone dell’appartamento al Parco verde di un suo zio dove stava festeggiando con la famiglia il nuovo anno, sentiva un forte dolore al volto. Da lì la corsa in ospedale.

Il minorenne ha riportato 2 fori: uno all’altezza mascella destra e l’altro mascella sinistra e per questo motivo si sospetta possa trattarsi di una ferita d’arma da fuoco, entrata e uscita. Fortunatamente il 16enne sta bene ed è già stato dimesso con una prognosi di 10 giorni. Indagini in corso da parte dei carabinieri su una vicenda che poteva essere tragedia

Raffaele Paolo è stato arrestato per droga

La Squadra Mobile di Napoli ha arrestato a Scampia Raffaele Paolo, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan Di Lauro. Quando è stato bloccato, anche dagli agenti del commissariato di Secondigliano, Paolo non ha opposto resistenza. Inoltre con sé non aveva armi.

Raffaele Paolo era ricercato da diversi mesi: nei suoi confronti è stata emessa una misura cautelare per reati legati allo spaccio di droga.

Il fossile di Scipionyx è stato il primo dinosauro scoperto in Italia

Da ieri, presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli, è in corso l’ultimo step di un lungo processo per scopi divulgativi e educativi, supportato dalla Regione Campania, di valorizzazione fisica e virtuale del fossile Scipionyx samniticus, noto a livello popolare col soprannome di “Ciro”.

Il fossile di Scipionyx è stato il primo dinosauro scoperto in Italia ed è considerato il reperto fossile più importante rinvenuto nel nostro Paese. Trovato nel 1980 a Pietraroia (BN) da un privato cittadino, rimane il dinosauro meglio conservato al mondo, poiché preserva tessuti molli come muscoli e organi interni, incluso l’intestino. “Questo fossile rappresenta un’opportunità unica per comprendere l’anatomia di tessuti molli e organi interni nei dinosauri – spiega il Dr. Matteo Fabbri, ricercatore al Field Museum of Natural History di Chicago -. Conoscere la morfologia scheletrica e dei tessuti molli ancora nascosti nella roccia calcarea sarebbe molto importante per comprendere come gli organi interni si siano evoluti durante la transizione evolutiva dai rettili più antichi agli uccelli moderni, e come questi cambiamenti si possano correlare con l’origine del volo”.

Lo studio

Il progetto propone un programma di studio dei tessuti scheletrici e molli di Scipionyx, attraverso la digitalizzazione in tre dimensioni del fossile tramite scansioni tomografiche computerizzate, una vera e propria “dissezione virtuale del dinosauro” per comprendere appieno la sua anatomia.

Istituti promotori del progetto sono il Field Museum of Natural History di Chicago e il Museo di Storia Naturale di Milano; Istituti collaboratori del progetto sono l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) presso l’Osservatorio Vesuviano di Napoli e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università Degli Studi del Sannio di Benevento, con il supporto della Regione Campania che ha già dedicato a “Ciro” un’attività nell’ambito dell’ Ecosistema digitale per la cultura”, finanziato con i fondi a valere sulle risorse del POR FESR 2014-2020. Presso la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento è stata infatti realizzata un’ipotesi ricostruttiva in 3D del dinosauro “Ciro – Scipionyx samniticus” che ne ricostruisce la rappresentazione interna, la rappresentazione esterna, con un modello del dinosauro animato in movimento e in corsa.

Tutti i risultati volumetrici, di grande impatto scientifico e mediatico, che saranno ottenuti con questo progetto saranno posti sotto embargo fino alla pubblicazione dei risultati da parte dei soggetti coinvolti.

Si addormenta e si risveglia dopo un anno. Questa è l’incredibile storia di Ahmed, un 28enne pakistano arrestato per una presunta violenza sessuale ai danni di una persona minorenne. L’uomo si è risvegliato alcuni giorni fa nell’ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato ricoverato. A darne notizia è il suo legale che l’ha difeso nel procedimento giudiziario a suo carico a Napoli, procedimento che è andato avanti senza che l’imputato potesse essere ascoltato.

Nell’udienza di convalida dell’arresto – dopo il fermo a Fiumicino, nel luglio del 2021 – l’uomo si era dichiarato innocente, prima di non proferire più parola. Tutti pensavano stessse fingendo, il processo è andato avanti. Per i periti Ahmed hanno parlato di “simulazione riferibile a sindrome di Ganser” che inizia con una simulazione ma che porta, poi, il soggetto ad ammalarsi realmente.

La prossima udienza del processo a suo carico si terrà a gennaio. “Ho incontrato il 1 giugno scorso il giovane Ahmed nel centro clinico del carcere di Regina Coeli, era addormentato ed era in quello stato da vari mesi: mi sono chinata sulla sua faccia, gli ho urlato e non si è minimamente mosso, era in uno stato di profondo addormentamento; ho parlato con il compagno di cella e mi ha detto che non si era mai svegliato, nè aveva mai fatto un movimento, nè di giorno nè di notte”. A raccontarlo all’ANSA è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone che ha acceso un faro su questa vicenda.

I killer si presentarono a casa sua vestiti da poliziotti e lo portarono via per poi giustiziarlo

Icarabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due indagati affiliati al clan Polverino, già detenuti, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio e della distruzione del cadavere del giovane Giulio Giaccio. I fatti sono avvenuti a Marano di Napoli il 30 luglio 2000, data a partire dalla quale dell’operaio edile se ne erano perse le tracce.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, condotte dal Nucleo Investigativo fino al marzo 2022 anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito di appurare che la vittima era estranea a contesti di criminalità organizzata e che gli esecutori del delitto l’avevano erroneamente identificata per un soggetto che stava intrattenendo una relazione con la sorella di uno di loro, che non l’approvava.

L’uomo, che si trovava nei pressi della propria abitazione, era stato raggiunto dagli indagati che, fingendosi poliziotti, l’avevano costretto a salire a bordo dell’autovettura su cui viaggiavano. Pur avendo negato ogni coinvolgimento nella relazione, venne ucciso con un colpo d’arma da fuoco e il cadavere distrutto completamente, utilizzando acido.

Il primo era stato scarcerato nel 2016 e aveva anche partecipato a un’udienza del Papa in Vaticano

Un nuovo terremoto giudiziario sconvolge la famiglia Moccia. I fratelli Angelo e Luigi Moccia andranno al 41bis. La decisione è arrivata a opera del ministro Carlo Nordio che ha firmato il decreto nelle scorse ore. Il Guardasigilli ha assecondato le richieste dei pm antimafia di Napoli che avevano chiesto il carcere duro per entrambi. Per Angelo Moccia si tratta di un ritorno dopo la scarcerazione avvenuta nel 2016. Allora ottenne di lasciare il carcere duro dopo una parziale dissociazione dagli “affari di famiglia”. I due verrano sottoposti al regime del carcere duro per effetto dell’inchiesta “Morfeo”, l’ultima in ordine di tempo a carico della cosca. Nelle carte di quel procedimento c’era scritto anche nero su bianco della visita di Angelo Moccia al Papa in Vaticano. L’evento venne segnalato dai carabinieri del Ros. 

La visita al Papa 

Secondo le risultanze investigative, Angelo Moccia partecipò, insieme all’imprenditore Giovanni Esposito e alle rispettive mogli, all’udienza generale di Papa Francesco del 22 marzo 2017 in piazza San Pietro a Roma. In un’intercettazione riportata nell’ordinanza, Domenico Caputo, ritenuto uomo di fiducia dei vertici del clan, nota una foto che ritrae Giovanni Esposito, imprenditore ritenuto dagli inquirenti a disposizione del clan Moccia, insieme a Papa Bergoglio. “Effettivamente – si legge ancora nell’ordinanza – Giovanni Esposito e la moglie Rosa Aubry partecipavano a Roma all’udienza con il Papa Bergoglio in data 22 marzo 2017 congiuntamente ad Angelo Moccia e la moglie Carmela De Luca attraverso la mediazione di Mauro Esposito”.

Come funziona il clan Moccia 

Sono le quasi duemila pagine firmate dal Gip Maria Luisa Miranda, che ordinò le 57 misure cautelari dell’inchiesta Morfeo, a ricostruire il potere criminale di uno dei più importanti clan della storia della camorra: i Moccia. Una ricostruzione certosina che spiega nel dettaglio come funziona e qual è l’organizzazione della cosca egemone nelle città a nord di Napoli e con affari in tutta Italia. Le indagini del Ros, coordinate dalla procura antimafia napoletana, hanno preso in esame gli anni tra il 2015 e il 2019, periodo in cui sono state redatte le informative con le quali viene spiegato nel dettaglio il funzionamento della cosca. Secondo gli investigatori, il clan Moccia è diventato con il tempo un agglomerato, una vera e propria confederazione di gruppi criminali inseriti in una struttura piramidale.

La base della piramide è costituita da un nutrito gruppo di affiliati presenti in varie città come Afragola, Casoria, Arzano, Cardito, Caivano, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore. A capo di ogni città o zona è previsto il secondo livello della piramide. Il posto è occupato dal cosiddetto “senatore”. Si tratta di uno storico affiliato del clan che ha un ruolo di responsabilità rispetto a ciò che succede nella sua area. Sopra ai “senatori” ci sono i “coordinatori delle diverse articolazioni territoriali del clan”. Si tratta di una figura a cui i “senatori” devono dare conto e che ha un ruolo, appunto, di coordinamento delle attività criminali sul posto. Inoltre hanno il compito di tenere la cassa comune del clan, dirimere le controversie tra affiliati e rappresentare il clan all’esterno.

A scegliere i coordinatori è il livello superiore, la parte più alta della piramide costituita dal gruppo dirigente della cosca. Si tratta, di fatto, dei membri della famiglia Moccia. Secondo la Dda al vertice della piramide ci sarebbero Anna Mazza, vedova del boss Moccia e deceduta per cause naturali nel corso delle indagini, e i figli Angelo, Luigi, Antonio, Teresa e il genero Filippo Iazzetta. La struttura piramidale serviva alla famiglia Moccia come schermo per tenersi a distanza dalle attività criminali che comunque coordinavano.

Nonostante si fossero allontanati dalla Campania, attraverso le varie articolazioni del clan riuscivano a gestire i propri affari che andavano dalle più tipiche attività della camorra, come le estorsioni, le armi, la ricettazione, fino al riciclaggio di denaro e l’infiltrazione in aziende apparentemente pulite. La tecnica era quella di ordinare solo sulle questioni più importanti lasciando invece autonomia agli altri livelli della cosca per le attività meno remunerative in modo da ridurre le possibilità di essere coinvolti in attività investigative. La famiglia si occupava soprattutto dell’espansione in Puglia e dei grandi appalti, come quello per l’alta velocità e la realizzazione della stazione di Afragola.

L’affare Tav di Afragola 

Una fitta rete di aziende compiacenti o controllate, un intermediario e appalti milionari. Su tutti quello per la realizzazione della stazione dell’Alta velocità ad Afragola, nel regno del clan. È ciò su cui la Dda ha provato a far luce in un segmento ben preciso dell’inchiesta sul clan Moccia. L’antimafia ipotizza un sistema che avrebbe messo le mani sugli appalti milionari di quell’opera pubblica e realizza una ricostruzione che spiega come i Moccia sarebbero riusciti a metterci le mani. Ci sono due indagati che per l’antimafia sono fondamentali. Si tratta di Giuseppe De Luca e Giovanni Esposito. De Luca è il cognato di Angelo Moccia e la sua storia imprenditoriale si fonde con una condanna per associazione mafiosa e una per armi e droga, risalenti a fine anni ’80, e informative antimafia sulle sue aziende, create anche sfruttando moglie e figlio messi nelle compagini societarie. L’elemento più importante della sua carriera è legato al nome della Railway, un’azienda capace di ottenere appalti sia in Campania che nel Lazio.

La sede dell’azienda viene trasferita da Roma a Casoria e De Luca ne diventa dipendente. Secondo gli investigatori, in realtà, ne aveva il controllo e rappresentava il collegamento con Angelo Moccia. Nel 2012 la Railway fa parte del raggruppamento temporaneo d’imprese che ottiene lavori da Rete ferroviaria italiana. Solo in quell’anno, in totale, l’azienda ottiene appalti per 4.600.000 euro. La storia dei lavori per la Tav è cominciata nel 2009 con un primo impegno di spesa totale di 74 milioni di euro. Nel luglio 2010, la Edilmer ottiene una fornitura di materiale edile. L’azienda è già sotto i riflettori per legami scomodi. Nel gennaio 2012, la Dia effettua due accessi nei cantieri scoprendo che l’azienda che si occupa del movimento terra, per un importo da 1.500.000 di euro, ha trasferito il suo autoparco nella sede di un’azienda ritenuta vicina al clan, la Depar. Ormai le luci su quell’appalto sono accese.

Così si arriva alla Railway ma non solo. In questo momento entra in gioco il secondo indagato ritenuto fondamentale per gli affari del clan. Si tratta di Giovanni Esposito, ritenuto dagli investigatori l’elemento di raccordo tra Angelo Moccia e gli imprenditori impegnati nei lavori. Esposito è un amico di Moccia. Insieme alle rispettive compagne, sono stati protagonisti di una vacanza a Dubai in una suite da 2000 dollari a notte in un albergo “cinque stelle superior”. Un legame che, secondo gli investigatori, avrebbe utilizzato per inquinare le procedure d’assegnazione e gestione degli appalti. I lavori per la Tav vengono assegnati a raggruppamenti temporanei d’imprese. Di solito la capofila sceglie poi come distribuirli in base a obiettivi. Lavori ordinari, straordinari e di somma urgenza. E proprio in quest’ultimi che il clan si infila. Nel marzo 2015 viene assegnato il secondo lotto di lavori del valore di 61 milioni di euro.

Gli investigatori mettono sotto la lente d’ingrandimento due subappalti: quello affidato alla Kam costruzioni di poco più di 1.866.000 euro per la realizzazione della viabilità di accesso alla stazione, e un secondo appalto di sei milioni di euro affidato alla Castaldo (che però risulta estranea alle indagini) per la realizzazione di carpenterie metalliche. La capacità del clan è quella di avvicinare, controllare o infiltrare le aziende che facevano parte dei raggruppamenti. Fa da investitore occulto fornendo capitale e sostituendosi di fatto agli istituti di credito in modo che le offerte fatte alla stazione appaltante dalle aziende fossero al ribasso e più appetibili. Secondo gli investigatori, Esposito sarebbe riuscito ad avvicinare o infiltrare diverse aziende facenti parte dei raggruppamenti o delle associazioni temporanee d’aziende che ottengono gli appalti.

È il caso della Fadep di Francesco Pirozzi, che ottiene appalti a livello nazionale. Della Centro meridionale costruzioni di Vincenzo Tucci, che fa da capofila in raggruppamenti dove risulta anche la Kam. Della Ferone di Ciro Ferone che è presente in associazioni con la Kam come mandante. O infine, della Dieffe di Crescenzo De Vito. Secondo gli investigatori, tutte queste aziende comunicano o hanno rapporti di varia natura con il clan Moccia tramite Esposito. Coinvolgimenti per i quali i soggetti citati sono indagati ma il cui coinvolgimento va dimostrato in aula. Un altro ruolo che svolge Esposito è quello di corruttore dei funzionari di Rete ferroviaria italiana. Riesce in particolare a corrompere due funzionari dell’Ut di Napoli nord est con sede a Caserta. Si tratterebbe di Salvatore Maisto e Stefano Deodato, che avrebbero alterato la contabilità e avrebbero evitato controlli sulle aziende coinvolte negli appalti. Un sistema complesso e difficile da provare ma che l’Antimafia è convinta di essere riuscita a svelare.

Castel Volturno, comune del litorale casertano, il primo di una serie di immobili abusivi realizzato sulla spiaggia, in località Bagnara.Presente il presidente della Regione Vincenzo De Luca, per il quale «si tratta di un intervento simbolo che vuole bloccare l’abusivismo futuro, dicendo a chiare lettere a chi vuole continuare a fare immobili abusivi, che saranno demoliti, e che ridà speranza per il rilancio di questo territorio».
Le operazioni di demolizione sono state finanziate dalla Regione, che nelle prossime settimane invierà di nuovo le ruspe per proseguire negli abbattimenti degli altri otto immobili edificati abusivamente. In passato ne erano stati abbattuti altri tre. 

Dalla lotta all’abusivismo alla valorizzazione del litorale domizio attraverso un sostanzioso intervento di contrasto all’erosione della costa: ecco le priorità del governatore. 





La tragedia è avvenuta a Mugnano. Giosuè Giugnese, di 40 anni, sarebbe stato soffocato dalle esalazioni. Inutili i soccorsi

Un incendio, in un piano terra a Mugnano, ha portato alla morte di un uomo. La tragedia è avvenuta nella serata di ieri in pieno centro, vicino piazza Municipio, in via dei Quattro Martiri.

La vittima si chiamava Giosuè Gugnese ed aveva quarant’anni. Pare vivesse da solo. Stando alle prime ricostruzioni il rogo sarebbe partito da un camino acceso al piano inferiore, per poi propagarsi verso l’appartamento in cui l’uomo risiedeva non lasciandogli scampo. Gugnese sarebbe morto a causa delle esalazioni: inutili i tentativi di rianimazione da parte dei soccorritori.

Sul luogo dell’incendio sono accorsi il 118 ed i vigili del fuoco, oltre che i carabinieri di Mugnano. Saranno questi ad indagare su quanto accaduto, accertando eventuali responsabilità.

Così il sindaco di Mugnano Luigi Sarnataro: “Questa sera la nostra città è scossa da una tragedia. Un nostro concittadino è morto in un incendio divampato nella propria abitazione nel centro storico. L’amministrazione comunale esprime la propria vicinanza ai familiari e agli amici. R.i.P.”. 

I calci di rigore decidono la finalissima finita 7-5 per l’albiceleste

Solo sorrisi invece per Messi, prima raggiunto in campo dalla madre, poi dai tre figli, tutti e tre vestiti della maglia della nazionale e la scritta Messi 10 sulle spalle.
Presidente Argentina,la squadra è nostro esempio – “Grazie ai giocatori e al team tecnico.

Sono l’esempio che non dobbiamo arrenderci” e “che abbiamo un grande popolo e un grande futuro”. Lo ha twittato il presidente argentino, Alberto Fernandez, dopo la vittoria della nazionale argentina ai Mondiali di calcio in Qatar.
Macron, i Bleus ci hanno fatto sognare – “I Bleus ci hanno fatto sognare”. Così il presidente francese Emmanuel Macron commenta il risultato dei Mondiali dopo la sconfitta della Francia contro l’Argentina ai calci di rigore.

Al 108′ Rete di Messi. Lautaro Martinez, innescato in area sulla destra, calcia potentemente sul primo palo trovando l’opposizione di Lloris che non può nulla sul tap-in vincente a porta sguarnita del 10 argentino. Doppietta per l’asso argentino.

All’80’ Rete di Mbappé. Il numero 10 francese calcia potentemente trovando l’angolo basso alla destra di Emiliano Martinez. L’estremo difensore argentino intuisce ma non riesce a bloccare il tiro del fuoriclasse francese

All’81’ La Francia pareggia. Coman porta via palla nei pressi del centrocampo, e trova Mbappè che scambiata palla con Kolo Muani al limite dell’area, calci al volo in diagonale trovando l’angolo basso alla sinistra di Emiliano Martinez. Incredibile recupero dei transalpini.

Argentina in vantaggio al 23′ su rigore trasformato da Messi. Di Maria dribbla Dembélé che lo stende in area sulla sinistra regalando la massima punizione all’Albiceleste.

Di Maria firma il raddoppio al 36′. Contropiede dell’Argentina sull’asse Messi-Alvarez-Mac Allister, con quest’ultimo, pescato in profondità dal numero 10 argentino che serve Di Maria sul secondo palo: l’esterno offensivo di proprietà della Juventus calcia in diagonale trovando l’angolo basso alla sinistra di Lloris.

Qatar 2022, Argentina campione del mondo: festa a Buenos Aires

Martinez, 120′ di sofferenza poi a rigori ero sereno  – “E’ stata una partita di grande sofferenza, lo sapevamo: non siamo riusciti a controllare la partita come dovevamo. Ma per diventare campione del mondo devi soffrire”. In lacrime, Emiliano Martinez celebra la serata che ha incoronato l’Argentina campione del mondo e lui eroe della serata, con la parata sul rigore finale di Coman. “Quando siamo andati ai rigori finali – ha detto il portiere dell’Albiceleste – ho detto ai miei compagni di rimanere sereni, perche’ un paio li avrei presi..”

E’ finita! ‘Ganamos!’ ‘Gracias Pulga Messi!’ Dalle spettacolari cascate di Iguazù al confine con il Brasile, fino alla base scientifica Marambio in Antartide, passando per l’iconico obelisco sulla Avenida 9 de Julio di Buenos Aires, è scoppiata una incontenibile ‘fiesta’ argentina per la storica e meritata vittoria oggi della ‘selección’ ai mondiali di calcio del Qatar ai rigori contro i ‘Bleus’ francesi. E’ davvero sfrenata la gioia che, al fischio finale dell’arbitro Kwiatkowsi, si è immediatamente riversata per le strade di tutto il Paese al grido di ‘Vamos Argentina e ‘Dale campeòn!‘, dopo il temporaneo pareggio della Francia che aveva rimesso in ballo la vittoria finale. Una gioia inoltre che ripaga un intero Paese che, alla pari del suo capitano Leo Messi, che lascerà la ‘selección’ dopo il Qatar, e a cui mancava solo questo titolo, sentiva di essere in debito con la storia. Non solo con la storia dei Mondiali – con quella finale persa al Maracanà nel 2014 per un solo gol ai supplementari – ma anche con quella storia con la ‘S’ maiuscola che da tempo sottomette l’Argentina a interminabili crisi economiche, nonostante potenziali risorse.